Traffico di greggio nello Stretto di Hormuz vicino ai livelli pre-crisi: si affacciano mediazioni tra Iran e Usa
Grazie alla mediazione pakistana e all'apertura di un canale a New York il transito a settembre è salito a circa l'80%; resta centrale la questione nucleare
Un attacco recente dei Pasdaran contro una petroliera kuwaitiana ha confermato l'elevato livello di tensione nello Stretto di Hormuz, ma i flussi commerciali mostrano contemporaneamente segnali di ripartenza.
I dati raccolti dalle piattaforme marittime specializzate indicano che a settembre il transito di greggio ha raggiunto circa l'80% dei livelli precedenti alla crisi. Il recupero è stato favorito dall'individuazione di rotte sminate dagli Stati Uniti, dall'attivazione di infrastrutture alternative come gasdotti e oleodotti e dall'apertura di un canale di dialogo a margine dell'Assemblea Generale dell'Onu.
A facilitare il disgelo è intervenuto il governo pakistano come mediatore. Il ministro della Difesa di Islamabad, Khawaja Muhammad Asif, ha dichiarato che i colloqui tenuti a New York sono stati costruttivi e mirano a ripristinare il memorandum d'intesa concordato lo scorso giugno. Secondo la fonte, la chiusura dello stretto è ritenuta ormai insostenibile per tutti gli attori coinvolti, viste le pesanti ricadute sui mercati energetici e sull'economia globale.
Il punto cruciale delle trattative resta il programma nucleare iraniano. Il Pakistan si è fatto garante delle finalità dichiarate come civili da Teheran, riferendo la disponibilità iraniana a ridurre i parametri di arricchimento dell'uranio a soglie compatibili con le richieste della Casa Bianca. Rimane tuttavia lo scetticismo di Washington, e le trattative sono influenzate da variabili esterne come le imminenti elezioni di midterm negli Stati Uniti e il quadro politico in Israele.