Perquisizione nello studio del padre delle vittime nel caso delle morti per ricina a Pietracatella
Agenti della squadra mobile di Campobasso e dello Sco hanno eseguito la perquisizione; avviata l'estrazione forense dei dati da computer e pen drive sequestrati a luglio.
Questa mattina a Pietracatella (Campobasso) agenti della squadra mobile di Campobasso e uomini del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato hanno eseguito una perquisizione nello studio professionale di Gianni Di Vita, marito e padre di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara, morte per avvelenamento da ricina lo scorso dicembre. L'ufficio si trova di fronte all'abitazione della famiglia Di Vita-Di Ielsi.
Nel fascicolo per duplice omicidio della Procura di Larino, guidata dalla procuratrice Elvira Antonelli, al momento non risultano indagati. Lo studio perquisito è lo stesso nel quale il 31 luglio erano stati sequestrati un computer desktop Lenovo e dieci pen drive; quel sequestro era stato convalidato il 3 agosto.
Ieri, 28 settembre, sono iniziate le operazioni di copia forense, estrazione e indicizzazione dei dati contenuti nei dispositivi informatici, affidate a specialisti della Direzione Centrale Anticrimine – Servizio Centrale Operativo nell'ambito di un accertamento tecnico irripetibile disposto dalla Procura di Larino. Per le operazioni erano indicate la partecipazione di indagati, avvocati, parti offese e consulenti; si è presentato però solo Gianni Alfonso, consulente informatico dell'avvocato Vittorino Facciolla, legale che assiste Gianni Di Vita.
La Procura ha richiesto l'estrazione di dati relativi a eventuali ricerche e navigazioni internet riconducibili all'approvvigionamento di ricina, ai rapporti con familiari e conoscenti, ad annotazioni su alimenti consumati nei giorni precedenti ai malori, a documenti o note su patologie non note, nonché a chat, foto, registrazioni vocali, rilevazioni di posizione, indirizzi email e account social. L'arco temporale della ricerca copre dalla prima accensione dei dispositivi fino al loro ultimo utilizzo; il termine fissato per completare il lavoro è di 60 giorni, salvo proroga.
Al centro delle verifiche recenti c'è anche la presenza di ricina su reperti e alimenti sequestrati nell'abitazione delle vittime. Indicazioni in tal senso erano arrivate, in forma non ancora ufficiale, da esperti del Robert Koch Institute di Berlino; le loro valutazioni dovranno ora tradursi in relazioni formali attese dalla Germania.
Proseguono, intanto, le audizioni delle persone informate sui fatti e gli approfondimenti sui rapporti personali e familiari delle vittime. Nei mesi scorsi erano stati eseguiti anche 131 prelievi, eseguiti a luglio, nell'ambito degli accertamenti investigativi.