Nazionale · 28 Settembre 2026

Processo Regeni, il giorno della sentenza a Roma: quattro ufficiali egiziani alla Corte d'Assise

Dopo oltre dieci anni dal sequestro e dalla morte a Il Cairo, la Prima Corte d'Assise decide sul destino di quattro imputati irreperibili; la Procura ha chiesto l'ergastolo per uno di loro.

Oggi la Prima Corte d'Assise di Roma, presieduta da Paola Roja, emetterà la sentenza nel processo per la morte di Giulio Regeni, il ricercatore friulano rapito il 25 gennaio 2016 e trovato privo di vita al Cairo il 3 febbraio 2016 con evidenti segni di torture.

Sono imputati il generale Tariq Sabir, i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. A tutti è contestato il sequestro di persona pluriaggravato; per Sharif sono contestati anche lesioni personali aggravate e omicidio aggravato in concorso con persone mai identificate. Nessuno dei quattro ha mai partecipato alle udienze e sono formalmente irreperibili a causa della mancata cooperazione delle autorità egiziane.

Il 23 giugno il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha chiesto la condanna all'ergastolo per Sharif e pene di 17 anni e mezzo per gli altri tre imputati. L'Avvocatura dello Stato, per conto della Presidenza del Consiglio, ha inoltre chiesto un risarcimento di due milioni di euro dagli imputati.

Secondo l'accusa, il movente sarebbe stato la percezione di una presunta attività di intelligence ostile da parte di Regeni: il sequestro e le torture sarebbero serviti a estorcere informazioni che, secondo i pm, il giovane non poteva fornire. In aula è stato citato un testimone protetto indicato come "Gamma", che ha riferito di aver udito Sharif vantarsi; la difesa di Sharif ne ha contestato l'attendibilità.

I difensori d'ufficio hanno invece escluso il coinvolgimento della National Security, sostenendo che il regime egiziano non avrebbe avuto interesse a compromettere i rapporti con l'Italia, e hanno avanzato l'ipotesi dell'azione di gruppi terroristici. La Corte dovrà valutare queste tesi come elementi di parte e confrontarle con le prove raccolte.

La vicenda processuale è stata complicata dalla mancanza di cooperazione delle autorità egiziane: già nell'ottobre 2021 il dibattimento fu sospeso perché non c'era prova che gli imputati avessero ricevuto la notifica del procedimento. Nel dicembre 2020 il Cairo aveva chiuso la propria inchiesta respingendo le conclusioni dei magistrati italiani.

In aula sono presenti i genitori Paola e Claudio Regeni e la sorella Irene. L'avvocata Alessandra Ballerini, legale di parte civile della famiglia, ha dichiarato: “Questo processo è già una vittoria, ma andiamo avanti”. Ballerini ha inoltre accusato il regime egiziano di aver ostacolato il procedimento: "Tutto quello che il regime egiziano poteva mettere in campo per impedire questo processo lo ha fatto. Però questa famiglia è forte e resistente e se oggi i nostri diritti valgono un po’ di più è merito loro". Alla domanda sulla visita del ministro degli Esteri in Egitto, l'avvocata ha risposto: "Non ci riguarda perché come ricordiamo sempre la nostra è una democrazia: c'è la separazione dei poteri prevista dalla nostra Costituzione."

Fonte: Raccontiamo Città

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