Decreto scuola, Valditara difende il provvedimento e parla di «interlocuzione molto positiva» con il Quirinale
Il ministro ribadisce che il criterio è 'puramente linguistico' e che il testo introduce un tetto del 30% per gli alunni che non conoscono l'italiano
A quattro giorni dal via libera del Consiglio dei ministri, il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è tornato a commentare il decreto legge che introduce un tetto per la presenza nelle classi di alunni stranieri che non conoscono l'italiano. Le osservazioni sono state rilasciate a margine di una visita alle scuole Faes di Milano.
Valditara ha definito «molto positiva» l'interlocuzione con il Quirinale e ha negato che il testo sia stato riscritto sotto pressione: le modifiche alla bozza, ha detto, sarebbero «oggettivamente molto marginali» e le ricostruzioni giornalistiche che parlano di un testo riscritto sono «molto fantasiose».
Il provvedimento prevede un tetto del 30% per la presenza in classe di alunni che non conoscono la lingua italiana, trasformando in norma cogente un limite che fino a oggi era un parametro di indirizzo. Il decreto valorizza inoltre il ruolo di coordinamento degli Uffici scolastici provinciali, che devono avere strumenti per distribuire gli alunni in base alla reale capacità comunicativa.
Il ministro ha insistito sul fatto che «il criterio non è la cittadinanza»: si tratta di un criterio «puramente linguistico» che vale anche per cittadini comunitari. Ha precisato che la misura riguarderà i nuovi arrivi a partire da quest'anno e che «non disarticoliamo le classi». Nell'assegnazione delle scuole, ha aggiunto, dovranno essere considerati anche criteri di prossimità e vicinanza.
Sul confronto con il Quirinale, Valditara ha ricordato che gli uffici del Quirinale e del ministero hanno lavorato per limare il testo. Ha citato le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, secondo cui «la scuola non deve creare ghetti», sostenendo che limitare la concentrazione in una stessa classe di chi parte con svantaggi linguistici va nella stessa direzione.
Il ministro ha poi richiamato la differenza rispetto a precedenti circolari firmate da Mattarella quando era ministro: quelle erano raccomandazioni non vincolanti, mentre una legge ha valore cogente.
Le critiche all'iniziativa restano: secondo Valditara l'opposizione difenderebbe un modello che ha prodotto discriminazioni e classi ghetto; i sindacati hanno definito il decreto «solo propaganda». Le obiezioni pubbliche riguardano l'efficacia di un tetto numerico, le risorse necessarie per l'insegnamento dell'italiano e la sostenibilità pratica dei trasferimenti degli studenti in eccesso. Al momento non risulta quantificato l'importo degli stanziamenti per il potenziamento linguistico.
Il paragone con «l'Alabama degli anni 50», usato dal ministro per spiegare la finalità antisegregazionista del decreto, è destinato a suscitare discussione: Valditara ribadisce che il «ghetto» è la classe in cui gli studenti con difficoltà linguistiche vengono concentrati, non la misura che mira a distribuirli.