Zuppi a Mosca per una missione di tre giorni: focus su prigionieri e bambini
Il cardinale presidente della Cei è in città da oggi; la visita, che inizia domani, prevede incontri con funzionari russi su scambi di prigionieri e questioni umanitarie
Il cardinale Matteo Zuppi è giunto a Mosca e la sua terza visita nella capitale russa inizierà domani, con incontri e colloqui previsti per lunedì, martedì e mercoledì.
L'ambasciatore russo presso la Santa Sede, Ivan Soltanovsky, ha detto ad Avvenire che "Il cardinale Matteo Zuppi è sempre il benvenuto a Mosca" e ha espresso gratitudine per il contributo di Zuppi nei processi di liberazione e scambio di prigionieri, definendo ogni intesa raggiunta "un risultato di grande rilevanza".
Soltanovsky ha inoltre osservato che lo scambio di prigionieri civili è "un tema nuovo" e che sarà necessario un lavoro approfondito per stabilire con precisione chi rientri in questa categoria, aggiungendo che, sulla base degli elenchi finora ricevuti, è difficile valutare la fattibilità di tali scambi.
Il diplomatico ha poi commentato che il riarmo dell'Europa è "un processo pericoloso" e lo ha collegato, a suo dire, all'assenza di dialogo tra Russia e Paesi Ue, sostenendo che alcune élite europee cercano di riarmare anche le "menti e i cuori" degli europei e che tali forze ostacolerebbero il processo di pace in Ucraina.
Il cardinale Zuppi, presidente della Cei, ha confermato alla Tass che la missione è di natura umanitaria e che gli è stata affidata "prima da Papa Francesco e poi confermata da Papa Leone XIV". Ha dichiarato di essere incaricato di sostenere gli sforzi delle parti sui temi relativi ai bambini evacuati dalle aree di combattimento, agli scambi di prigionieri e ai problemi civili derivanti dal conflitto.
Tra le questioni sul tavolo, secondo Zuppi, c'è la verifica se tutti i civili sfollati con la forza dai militari ucraini dalla regione di Kursk siano tornati a casa. Ha inoltre detto che si stanno valutando le richieste provenienti sia dalla parte ucraina sia da quella russa nell'ambito del dialogo già avviato, con l'obiettivo di svilupparlo ulteriormente per contribuire a porre fine alla sofferenza causata dalla guerra.