Il diesel Usa e il rischio di un nuovo shock energetico per l’Europa
Washington valuta di trattenere parte del diesel per contenere i prezzi interni; per Bruxelles la scelta può restringere ulteriormente il mercato europeo
Gli Stati Uniti stanno considerando di trattenere parte della produzione di diesel per evitare che l'aumento dei prezzi ricada su agricoltori, autotrasportatori e, più in generale, sugli elettori. La motivazione indicata è di natura politica ed economica: il prezzo del diesel negli Usa ha raggiunto livelli record e l'amministrazione Trump punta a contenere il costo della vita in vista delle elezioni di novembre.
Una quota significativa del diesel americano finisce oggi in Europa: a gennaio gli Usa hanno esportato verso il continente 396 mila barili al giorno, più del doppio rispetto allo stesso mese del 2025. Dopo l'uscita del diesel russo dal mercato europeo, quelle forniture statunitensi hanno assunto un peso difficile da sostituire rapidamente.
Altre cause di stress sull'offerta sono legate alla guerra in Iran, che ha ridotto i flussi attraverso lo stretto di Hormuz e colpito una delle aree più importanti della raffinazione mondiale, e agli attacchi in Ucraina contro raffinerie russe. Mosca ha inoltre prorogato il divieto di esportazione del diesel, sottraendo ulteriore capacità al mercato globale.
Il mercato della raffinazione non è facilmente riconfigurabile: le raffinerie producono contemporaneamente diversi derivati e la capacità statunitense è fortemente concentrata lungo la costa del Golfo, con una rete infrastrutturale che limita la possibilità di spostare rapidamente grandi volumi da una regione all'altra. Restringere le esportazioni estere può riempire gli stoccaggi, comprimere i margini e rendere meno conveniente la produzione complessiva.
La Commissione europea, a settembre, ha indicato che la domanda europea di diesel e carburante per aviazione può ancora essere coperta dalla produzione interna, dalle scorte e dalle importazioni da altri mercati. Ha però avvertito che l'evoluzione del conflitto mediorientale e l'aumento della domanda nei mesi autunnali e invernali possono restringere ulteriormente il mercato.
Sul piano politico, la scelta americana assume rilevanza oltre il singolo prodotto: Washington intende difendere il mercato interno e ridurre il costo politico della guerra con l'Iran. Nella stessa equazione è entrato anche il rapporto con Kyiv: l'amministrazione Trump ha chiesto all'Ucraina di fermare gli attacchi contro infrastrutture energetiche russe, posizione accolta favorevolmente da Mosca. Non è detto che le dinamiche siano parte di un unico disegno, ma se Usa, Russia e aree del Medio Oriente riducono la loro capacità di esportare, il mercato europeo si restringe e i prezzi possono salire.
L'effetto atteso è un aumento dei costi industriali e agricoli, con governi costretti a misure di sostegno. Per l'Europa, e per gli Stati membri, la lezione indicata è la necessità di rafforzare capacità autonome di raffinazione, stoccaggio, produzione e diversificazione delle importazioni per ridurre la vulnerabilità a decisioni prese al di fuori del continente.