Attentato a Ranucci: la difesa di Lavitola chiede un nuovo interrogatorio sul presunto avvertimento del 7 settembre
Secondo l'avvocato Arturo Cola, Lavitola avrebbe messo in guardia il conduttore prima dell'esplosione del 16 ottobre 2025; la difesa mira a chiarire modalità e movente in vista del Riesame.
La difesa di Valter Lavitola ha chiesto ai pubblici ministeri un nuovo interrogatorio per chiarire passaggi considerati "fumosi" dal gip che ha negato gli arresti domiciliari all'ex giornalista, che ha confessato di essere il mandante dell'attentato del 16 ottobre 2025. La richiesta è stata resa nota dall'avvocato Arturo Cola in dichiarazioni rilanciate a Giacomo Amadori sul quotidiano Libero.
Secondo la ricostruzione fornita dal legale, nelle dichiarazioni rese da Lavitola emergerebbe un elemento rilevante sui rapporti con Sigfrido Ranucci prima dell'esplosione: il 7 settembre 2025, durante un incontro nella villetta di Ranucci a Torvajanica, Lavitola avrebbe informato il conduttore «ciò che aveva saputo dei pericoli che correva» e avrebbe affrontato anche il tema della sicurezza.
La difesa sostiene che, se Ranucci dovesse confermare di aver ricevuto quell'avvertimento, «il movente che oggi non è creduto può ricevere dei riscontri formidabili», parole attribuite dall'avvocato Cola a Libero. Sempre secondo quanto riportato da Libero sulla base degli atti dell'indagine, il 7 settembre sarebbe stata la prima volta in cui Lavitola sarebbe entrato nella proprietà: la posizione della villetta sarebbe stata indicata da Ranucci tramite un messaggio e il telefono di Lavitola avrebbe agganciato per circa due ore e 45 minuti una cella compatibile con la zona dell'abitazione.
Otto giorni dopo, sempre nella ricostruzione contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare, Lavitola sarebbe tornato nella zona insieme al suo factotum Gomes Clesio Tavares per un sopralluogo, sostando per circa mezz'ora davanti alla residenza mentre Ranucci non si trovava in casa. L'avvertimento del 7 settembre è indicato dalla difesa come il passaggio più delicato per il conduttore.
La posizione di Ranucci sul caso è già emersa nella deposizione del 17 ottobre, resa in procura dopo l'esplosione: in quell'occasione il conduttore indicò diverse piste investigative, dal narcotraffico messicano di Sinaloa a vicende con i servizi segreti. Tuttavia, sempre secondo Libero, non avrebbe fatto riferimento all'episodio che Lavitola dice essere avvenuto quaranta giorni prima.
Nei giorni successivi all'attentato, il 20 ottobre, Lavitola avrebbe inviato a Ranucci messaggi nei quali scriveva: "Dammi retta, ti scongiuro il nome di Dio" e, pochi minuti dopo, "Ti scongiuro, ti prego, non sottovalutare questa cosa". Il giornalista, secondo la ricostruzione, avrebbe risposto rassicurando l'amico senza però comunicargli di aver già chiesto il potenziamento della propria scorta.
Per la difesa la versione di Lavitola sposta l'attenzione su quanto sarebbe accaduto prima dell'attentato e sul livello di conoscenza di Ranucci a settembre, sostenendo che l'azione potesse avere carattere dimostrativo per ottenere un rafforzamento della scorta.
L'avvocato Cola ha dichiarato che Lavitola non intende ritrattare ma chiarire: al Riesame renderà "altre dichiarazioni spontanee, con una memoria se gli verrà concesso direttamente davanti ai giudici" per puntualizzare aspetti che la magistratura ha ritenuto imprecisi. Il ricorso al Tribunale del Riesame è stato già presentato il 15 agosto, ha aggiunto il difensore, ma l'udienza non è ancora fissata. In vista dell'udienza Lavitola si è recato al carcere di Rebibbia per incontrare il proprio legale. I punti che la difesa intende puntualizzare sono, secondo Cola, la modalità esecutiva dell'attentato e il movente.