Nucleare in Italia: dai pionieri degli anni Sessanta al ritorno del dibattito pubblico
Dalle centrali di Ispra, Latina, Sessa Aurunca e Trino al referendum del 1987, la vicenda italiana dell'atomo e la nuova fase di confronto
Nel dopoguerra l'Italia fu tra i pionieri dell'energia atomica. Negli anni Sessanta il Paese raggiunse un ruolo di primo piano, arrivando a essere il terzo produttore mondiale grazie alle centrali di Ispra, Latina, Sessa Aurunca e Trino.
La crisi petrolifera del 1973 aveva dato ulteriore impulso allo sviluppo nucleare, ma il percorso subì una svolta dopo l'incidente di Chernobyl nel 1986. L'evento portò a una consultazione popolare nel 1987 che determinò l'avvio della chiusura progressiva degli impianti e alla nascita della società Sogin per lo smantellamento.
Nel 2009 il governo guidato da Silvio Berlusconi avviò un nuovo tentativo di rilancio del nucleare, ma il disastro di Fukushima nel 2011 e la conseguente consultazione popolare bloccarono quel progetto.
Oggi, di fronte alle sfide legate alla crisi energetica e all'emergere di tecnologie come i mini-reattori, la questione nucleare è tornata al centro di polemiche politiche e di dibattito pubblico in Italia.