Nazionale · 23 Settembre 2026

Previdenza, l'età di pensionamento sale fino a 68 anni: le tappe fino al 2037

Il rapporto della Ragioneria generale dello Stato prevede aumenti graduali dell'età di vecchiaia e requisiti più rigorosi per la pensione anticipata; la spesa previdenziale crescerà ancora per anni

Il rapporto della Ragioneria generale dello Stato sulle tendenze di medio e lungo periodo del sistema previdenziale e socio-sanitario rileva che i cambiamenti demografici e l'aumento dell'aspettativa di vita sposteranno in avanti il momento dell'uscita dal lavoro.

Per la pensione di vecchiaia il rapporto indica specifiche tappe: dal 2027 non si potrà accedere prima dei 67 anni e un mese; il limite salirà a 67 anni e tre mesi nel 2028, a 67 anni e sei mesi nel 2029, a 67 anni e otto mesi nel 2031, a 67 anni e nove mesi nel 2033, a 67 anni e dieci mesi nel 2035, fino a raggiungere i 68 anni nel 2037.

Anche i requisiti per la pensione anticipata, che non dipende dall'età anagrafica, diventeranno più stringenti. Nel 2027 serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini (un anno in meno per le donne). Nel 2028 la quota salirà a 43 anni e un mese; nel 2029 saranno necessari 43 anni e quattro mesi per gli uomini e 42 anni e quattro mesi per le donne; nel 2031 l'asticella sarà rispettivamente 43 anni e sei mesi e 42 anni e sei mesi; nel 2033 si toccheranno 43 anni e sette mesi.

Nonostante l'adeguamento automatico dei requisiti e il passaggio definitivo al sistema di calcolo contributivo, la spesa previdenziale continuerà a crescere per almeno altri quindici anni. Il rapporto spiega che ciò dipende dal fatto che il numero degli occupati non riesce a bilanciare quello dei pensionati, una dinamica legata all'invecchiamento della popolazione, ai pensionamenti della generazione dei baby boomer e al basso numero di nascite.

Il rapporto prevede che il rapporto tra spesa pensionistica e PIL toccherà il picco nel 2041, arrivando al 17,1% e mantenendosi stabile per i tre anni successivi. Dal 2045 inizierà una discesa progressiva che porterà il dato al 16,2% nel 2050 e al 14% nel 2070. Se si considera l'intera spesa per il welfare, includendo sanità e assistenza a lungo termine, la pressione sulle casse pubbliche sarà maggiore: dopo minimi intorno al 22% tra il 2018 e il 2023, la spesa arriverà al 23,2% del PIL nel 2030 e toccherà un massimo del 25,5% nel 2044 prima di cominciare a scendere.

Il rapporto ha già alimentato il dibattito politico in vista della prossima manovra economica. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, per conto della Lega, propone di consentire per il prossimo triennio l'uscita anticipata a 64 anni, ricalcolando l'intero assegno con il sistema contributivo e abbassando la soglia minima della pensione maturata. Secondo il rapporto, una misura del genere costerebbe circa 1,5 miliardi all'anno e richiederebbe coperture che il ministero dell'Economia dovrebbe trovare.

Dure le posizioni sindacali. Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha dichiarato: "Continuano a raccontare delle balle incredibili. Il dato vero è che è cresciuta ulteriormente l'età pensionabile e in pensione non ci sta andando nessuno". Landini ha inoltre sottolineato la mancanza di interventi mirati: "Non fanno una distinzione sul lavoro che fai, non parlano delle nuove generazioni e non introducono le correzioni che sarebbe necessario introdurre" e ha aggiunto che l'aumento dell'occupazione tra gli ultra cinquantenni si spiega così: "Siccome i salari e le pensioni sono bassi, c'è gente che deve continuare a lavorare".

Fonte: Raccontiamo Città

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