Pippo Ricci alla LUMSA: il valore del 'glue‑guy' e l'impegno fuori dal campo
Il capitano di Olimpia Milano ha parlato agli studenti dei Welcome Days di squadra, responsabilità e filantropia, senza rinunciare a un commento sul campionato e su Roma
“Se davvero da bambino volevo essere Robin, come il titolo del mio libro? E’ strano però è così”.
Il cestista della Nazionale italiana e dell'Olimpia Milano, Pippo Ricci, è intervenuto durante i Welcome Days dell’Università LUMSA, raccontando agli studenti il concetto dei cosiddetti “glue‑guys”, ovvero quei giocatori che non sono leader ma fungono da collante per il gruppo. “il ruolo dell'alleato, dell'amico fedele, quello che magari fa il lavoro sporco, mi è sempre piaciuto e penso sia sottovalutato quando in realtà è fondamentale”.
Ricci ha spiegato il perché di questa scelta professionale: “Negli sport di squadra, di Batman ce n'è uno, due, tre al massimo. Tutti gli altri sono quelli dei collanti, i classici glue‑guy come si dice nel gergo tecnico. Quelli che appunto pensano agli altri, fanno un blocco, prendono un rimbalzo, magari fanno un tagliafuori e il rimbalzo lo prende un altro giocatore. Non vanno a fine nelle statistiche ma sono fondamentali poi per vincere le partite e campionati. Io ho capito che se volevo fare carriera e arrivare in alto, dovevo essere un glue‑guy, dovevo pensare agli altri e fare il lavoro sporco. Insomma, dovevo essere Robin, un ruolo che mi è sempre piaciuto”.
Sull’attività filantropica come presidente di Amani Education ODV, Ricci ha dichiarato: “Quando vivi in uno spogliatoio e fai parte di una squadra pensi agli altri prima di te stesso. Questo a me è sempre venuto naturale. Ho sempre pensato a chi mi stava accanto, sia in campo che fuori dal campo. Un po' viene anche dai miei genitori che sono due medici volontari, mi hanno insegnato quanto è importante tendere la mano verso chi ha più bisogno, verso i più deboli, verso gli ultimi. Insomma, io provo a fare del mio meglio sia in campo che fuori. In campo cerco di essere il miglior compagno di squadra possibile. Da capitano poi devo pensare per forza alla squadra prima che a me stesso, provando anche a essere un modello per gli altri. Poi fuori dal campo ho imparato a provare anche a sfruttare il mio status di giocatore o comunque avere dei fan, in un modo positivo: adesso stiamo costruendo una scuola secondaria in Tanzania cambiando la vita di tante persone. Ho capito come usare il basket in un modo diverso per mandare anche un messaggio più importante. Provo sempre a fare del mio meglio sia dentro che fuori dal campo”.
Rivolgendosi agli studenti, il giocatore laureato in matematica ha dato consigli sull’esperienza universitaria: "Vi consiglio di non accontentarvi, di fare tante cose, di essere curiosi, di fare domande in aula, di andare a lezione, divertitevi, godetevi gli anni universitari, impegnatevi, perché questi sono gli anni più belli. La giornata è fatta di 24 ore e quindi il consiglio è quello di riempire la giornata, di fare tante cose: più cose fate, più vi sentite vivi, forti e frequentate l'università con tanta energia”.
Sul campionato italiano, in avvio questo weekend, Ricci ha commentato la presenza delle due squadre romane: “Sicuramente queste due squadre della Capitale fanno bene a tutto il movimento perché alzano il livello del campionato. Avremo due trasferte a Roma, quindi ci sarà il motivo per visitare la città, per fortuna. Anche se di questa NBA Europe che sta arrivando non si sa ancora tanto, io sono sicuro che il basket di alto livello che torna a Roma farà bene a tutto il movimento. Non vedo l'ora di tornare, sia al PalaTiziano sia al PalaEur, per giocare e vincere ovviamente".
A proposito della sfida tra le formazioni della Capitale e dei singoli, Ricci ha aggiunto: "La Maxima sulla carta forse è un pochino più forte dal punto di vista del talento, ma nella BC Roma c'è il mio amico Nico Mannion e non vedo l'ora di batterlo. Se quello di tornare a giocare a Roma, magari a fine carriera è un sogno nel cassetto? Ma chissà, se sarà nel mio destino: perché no? In questo momento sono diventato papà e mio figlio è nato a Milano, città dove sto bene e sono pure il capitano della squadra. Quindi se dovessi scegliere adesso direi che vorrei chiudere la mia carriera a Milano, però insomma vedremo”.
L'incontro si è aperto con i saluti del rettore prof. Francesco Bonini ed è stato moderato dalla prof.ssa Gabriella Foschini, referente d'Ateneo per lo Sport. Al termine della sessione è stata donata a Ricci la maglia della LUMSA SPORT UNITED.