Meloni negli studi Rai: difende il tetto del 30% per alunni non italofoni e interpreta così il richiamo di Mattarella
La premier, ospite di 'Cinque Minuti' e 'Porta a Porta', ha parlato di scuola, finanza pubblica, legge elettorale, caso Vannacci, sanità e detassazione dei rinnovi contrattuali.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata ospite delle trasmissioni Rai Cinque Minuti e Porta a Porta, condotte da Bruno Vespa, dove ha sviluppato un intervento a tutto campo su scuola, finanza pubblica e politica interna.
Sulla questione dell'integrazione scolastica, Meloni ha respinto l'interpretazione secondo cui i richiami del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella costituirebbero una critica all'azione del governo. Secondo la premier, il Capo dello Stato auspica il superamento delle cosiddette "classi ghetto" e non la loro creazione. In coerenza con questa lettura, il governo intende introdurre un tetto del 30% in aula per gli alunni stranieri che non parlano italiano, con l'obiettivo dichiarato di favorire classi più equilibrate.
La presidente del Consiglio ha ricordato inoltre che, quando Mattarella fu ministro dell'Istruzione, emanò circolari volte a evitare la concentrazione di alunni stranieri, definendo la misura del governo una scelta di buonsenso. Sul tema dell'abbigliamento nelle scuole, Meloni ha difeso il divieto del burqa negli istituti, presentandolo come una misura di sicurezza e non discriminatoria, e richiamando esempi di altri Paesi a maggioranza islamica.
Ampio spazio è stato dedicato allo stato delle finanze pubbliche. Meloni ha sottolineato il calo del deficit dal 8,1% al 3,08% e si è detta rammaricata che pochi decimali avrebbero potuto consentire un'uscita anticipata dalla procedura d'infrazione europea. La premier ha espresso perplessità verso le rilevazioni dell'Istat e della Commissione Europea, lamentando revisioni al rialzo a consuntivo e auspicando che non vi sia una tendenza a sottostimare la crescita italiana o l'efficacia delle scelte di governo.
Tra i fattori strutturali che, a suo avviso, frenano la crescita ha indicato la bassa produttività, investimenti ancora insufficienti e l'alto costo dell'energia, pur rivendicando progressi su rinnovabili ed estrazione di petrolio nazionale.
Sul piano politico, la premier ha affrontato il tema della legge elettorale dopo il reinserimento delle preferenze, sostenendo che la possibilità per i cittadini di scegliere i propri rappresentanti costituisce una vittoria. Ha avvertito che, se dal voto alla Camera dovesse emergere l'assenza della fiducia al provvedimento, il governo ne prenderà atto. Rispondendo alle voci su possibili elezioni anticipate in primavera, Meloni ha scherzato sulle attese di chi vorrebbe liberarsi del governo ma ha ribadito la solidità del mandato.
Riguardo ai rapporti con le opposizioni ha indicato Elly Schlein come interlocutrice naturale nel rispetto delle regole democratiche, criticando però posizioni della sinistra rispetto a provvedimenti come l'estensione delle semplificazioni della Zes Unica al Sud.
La premier ha riservato un durissimo giudizio al caso di Roberto Vannacci: pur affermando di non disporre di elementi per definirlo un "cavallo di Troia" della Russia, ha denunciato il rilancio, da parte di pagine collegate a lui, di argomenti riconducibili alla propaganda russa che la accusavano di uso di droghe o di presunti legami personali con il presidente ucraino. Meloni ha espresso sconcerto per quelle accuse e ha stigmatizzato l'assenza di prese di posizione nette da parte di chi si definisce patriota.
Sulle critiche dei governatori di opposizione relative ai finanziamenti per la sanità, la presidente del Consiglio ha respinto le accuse come strumentali, precisando che le misure per 2,4 miliardi non gravano sui bilanci regionali perché vengono rimborsate dallo Stato, a differenza di quanto avvenuto secondo lei con alcuni bonus edilizi dell'era Conte.
Infine, sul fronte dei redditi da lavoro, Meloni ha sottolineato una ripresa degli stipendi pari al 3% e ha annunciato l'intenzione di confermare nella prossima legge di bilancio la detassazione al 5% degli aumenti contrattuali nel settore privato, misura che ha detto avere già beneficiato oltre quattro milioni di lavoratori.