Nazionale · 14 Settembre 2026

Kandinsky a Palazzo Bonaparte: la pittura che si pensa come suono

A Roma, dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027 oltre settanta opere in una retrospettiva curata da Angela Lampe con prestiti dal Centre Pompidou

Kandinsky a Palazzo Bonaparte: la pittura che si pensa come suono

La mostra dedicata a Vassily Kandinsky è ospitata a Palazzo Bonaparte a Roma dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027 e riunisce oltre settanta opere provenienti da musei internazionali, con prestiti particolarmente significativi dal Centre Pompidou di Parigi.

L'esposizione, prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou e curata da Angela Lampe, ricostruisce la traiettoria dell'artista mettendo in luce il suo rapporto tra pittura e musica: per Kandinsky un colore poteva avere la forza di un suono, una linea quella di un ritmo, una composizione quella di una partitura.

Il Centre Pompidou ha consentito prestiti eccezionali anche in ragione della temporanea chiusura per lavori di ristrutturazione; il museo parigino conserva, grazie a donazioni e al lascito di Nina Kandinsky, il più importante nucleo di opere dell'artista.

La mostra è articolata in cinque sezioni che attraversano gli esordi, gli anni di formazione, l'esperienza russa, il periodo di Monaco e la scuola del Bauhaus, fino agli anni della maturità a Parigi. Il percorso ripercorre passaggi fondamentali della sua formazione: l'impatto con i Covoni di Monet, la rivelazione musicale dopo il Lohengrin di Wagner, l'incontro con la musica di Schönberg e la partecipazione al gruppo del "Blaue Reiter".

Nel 1911 Kandinsky pubblica Dello spirituale nell'arte e nella pittura in particolare e formula una delle sue linee teoriche centrali: "La armonia dei colori deve basarsi unicamente sul principio della risonanza con l'anima umana. Questo fondamento sarà definito come il principio della necessità interiore".

La stagione al Bauhaus, iniziata nel 1922 su invito di Walter Gropius, segna la fase in cui Kandinsky approfondisce relazioni tra punto, linea, superficie, colore e struttura; nel 1926 pubblica Punto e linea sul piano, definendo una "fase fredda" della sua ricerca. Dopo l'esilio e il trasferimento definitivo a Parigi nel 1933, la sua tavolozza e le forme subiscono nuove metamorfosi fino agli ultimi anni, segnati anche dagli effetti della Seconda guerra mondiale.

La mostra restituisce inoltre spazio a figure collegate al suo percorso: accanto a Kandinsky è valorizzata la pittura di Gabriele Münter, compagna di vita e artista rilevante, e sono evidenziate figure come Nina Kandinsky. Come osserva Alessandra Taccone, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, la mostra restituisce "il giusto spazio a figure cruciali come Gabriele Münter e Nina Kandinsky" e mette in luce la capacità dell'artista di "legare intimamente pittura e musica: sulla tela il colore si trasforma in suono e la linea diventa ritmo".

Sulla mostra Angela Lampe, conservatrice del Centre Pompidou e curatrice dell'esposizione a Palazzo Bonaparte, afferma: "Per Kandinsky la musica era un modo per comprendere l’arte astratta. Lo incoraggiò ad andare oltre la figurazione. La musica era un modello per l’arte e un’analogia".

L'evento a Roma segna il ritorno di una grande retrospettiva dell'artista nella Capitale dopo oltre venticinque anni e offre un'occasione per riconsiderare Kandinsky non solo come pioniere dell'astrazione, ma anche come teorico e pedagogo che ha contribuito a costruire una grammatica dell'arte moderna.

Fonte: Raccontiamo Città

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