Nazionale · 14 Settembre 2026

Ex Ilva: indotto in sciopero e blocchi stradali, mobilitazione fino al 15 settembre

Fim, Fiom, Uilm e Usb proclamano 24 ore di astensione dal lavoro; lavoratori occupano la provinciale per Statte e annunciano blocco sulla statale per Bari; serie di sentenze ha fissato lo stop all'area a caldo entro il 28 ottobre.

Ex Ilva: indotto in sciopero e blocchi stradali, mobilitazione fino al 15 settembre

I sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato 24 ore di sciopero per tutti i lavoratori dell'appalto dell'ex Ilva di Taranto, a partire dalle ore 9 di oggi e fino alle 7 di domani 15 settembre, dopo un'assemblea davanti alla portineria imprese dello stabilimento.

I lavoratori hanno occupato la strada provinciale per Statte in segno di protesta; è stato inoltre annunciato un blocco stradale sulla statale in direzione Bari.

"Già due anni fa si diceva che questo stabilimento doveva essere riconvertito". Lo ha sostenuto la Fiom Cgil nell'assemblea in corso questa mattina a Taranto da parte dei lavoratori delle imprese appaltatrici e dell'indotto ex Ilva.

"Andavano fatte delle opere per ambientalizzarlo, ma nel corso di due anni non si è fatto nulla e l'attuale Governo, come i Governi che si sono succeduti negli ultimi 14 anni, di tutti i colori e di tutte le bandiere, non hanno fatto assolutamente niente perché lo stabilimento venisse ambientalizzato - ha detto la Fiom Cgil -. Il tema è uno: i giudici di Milano con quella decisione ( stop dell'area a caldo entro fine ottobre 2026 , ndr) hanno definitivamente sancito che il diritto alla salute prevale su tutto. Ma c'è un diritto che la Costituzione prevede, è sancito e non puo' assolutamente non tenuto in considerazione: il diritto al lavoro. Per questo oggi avvieremo una fase di mobilitazione che avra' sicuramente un seguito nei prossimi giorni. Lo faremo per spingere la politica e il Governo affinché il diritto al lavoro sia anche un diritto a non rimanere disoccupati".

La vicenda giudiziaria citata in assemblea è stata descritta con questa cronologia: il 25 giugno 2024 la Corte di Giustizia UE (causa C-626/22) ha stabilito che nessuna autorizzazione industriale può prescindere dagli effetti sulla salute umana; il 26 febbraio 2026 il Tribunale di Milano ha disapplicato parte dell'Autorizzazione Integrata Ambientale 2025, ritenendola carente sulla bonifica dall'amianto; il 9 luglio la Corte d'Appello di Milano, con il decreto n. 425/2026, ha ordinato la sospensione dell'area a caldo entro 90 giorni, motivando la decisione con la presenza di oltre 2.000 tonnellate di amianto nei cowper e il rischio da polveri sottili per Taranto e Statte.

Ilva e Acciaierie d'Italia hanno presentato ricorso chiedendo la sospensione del provvedimento. Ma il 9 settembre 2026 la Corte ha respinto l'istanza e ha confermato lo stop, fissando la scadenza al 28 ottobre. Per i giudici, il danno occupazionale, per quanto grave, non può prevalere sul diritto alla vita e alla salute: una fermata che i magistrati hanno ritenuto prevedibile e di cui le aziende avrebbero dovuto tenere conto.

I sindacati richiamano questi pronunciamenti mentre sottolineano le conseguenze già emerse: migliaia di lavoratori dell'indotto coinvolti in licenziamenti collettivi. Il Governo è al lavoro per cercare una soluzione industriale prima della scadenza fissata dai giudici.

Fonte: Raccontiamo Città

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