Attacchi contro infrastrutture in Medio Oriente: petrolio oltre 108$ e timori per le forniture
Chiusura temporanea dell’oleodotto saudita East-West e attacchi nel Golfo spingono i futures; Aie e trader segnalano rischio di contrazione dell’offerta globale
I prezzi del petrolio sono saliti bruscamente all'apertura dei mercati di lunedì in seguito a nuovi attacchi contro l'Arabia Saudita e il traffico marittimo nel Golfo. Al Jazeera English ha riportato che "alle 22:14 Gmt" i futures sul greggio Brent erano in forte rialzo (+3,62 dollari, ovvero +3,46%) a 108,23 dollari al barile, mentre i futures sul Wti salivano di 3,15 dollari (+3,15%) a 103,20 dollari al barile.
In Asia i listini hanno confermato la corsa del petrolio: il Brent con consegna a novembre ha guadagnato il 2,8% attestandosi a 107,54 dollari al barile, mentre il Wti con consegna a ottobre è salito del 2,3% a 102,34 dollari, consolidando i guadagni della settimana precedente dopo il ritorno sopra i 100 dollari.
I timori sull'offerta si sono intensificati dopo che l'Arabia Saudita ha temporaneamente sospeso l'attività dell'oleodotto "East-West", lungo 1.200 chilometri, a seguito di un attacco con droni. Secondo operatori citati da Reuters, l'interruzione dell'oleodotto minaccia la perdita di circa il 4% dell'offerta globale di petrolio se il pompaggio non riprenderà entro pochi giorni.
La pipeline East-West veniva utilizzata per reindirizzare circa 4 milioni di barili al giorno verso il porto di Yanbu sul Mar Rosso. Con l'oleodotto fuori servizio, Yanbu dispone oggi di scorte stimate sufficienti solo per cinque-sette giorni. La capacità di stoccaggio di Yanbu è stimata intorno ai 35 milioni di barili; Ain Sukhna e Sidi Kerir, porti egiziani citati come alternative, avrebbero rispettivamente capacità di circa 18 e 20 milioni di barili.
L'Agenzia Internazionale dell'Energia (Aie) ha osservato che l'offerta saudita era già scesa ai livelli più bassi degli ultimi trent'anni ad agosto a causa del rallentamento dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz e il Mar Rosso, e ha stimato una diminuzione dell'offerta mondiale di petrolio quest'anno di 5,7 milioni di barili al giorno (circa il 6%). Reuters riferisce inoltre che la produzione saudita è scesa a 6,2 milioni di barili al giorno ad agosto, rispetto ai 10,9 milioni di febbraio.
L'escalation comprende anche altri sviluppi regionali: gli Houthi hanno condotto attacchi alle navi nel Golfo e hanno catturato un'isola all'imboccatura del Mar Rosso, controllando ora lo stretto di Bab al-Mandeb. Questi fattori, insieme al rinvio di un vertice in Oman tra l'Iran e gli Stati del Golfo previsto per discutere l'apertura dello Stretto di Hormuz, hanno contribuito a un quadro di incertezza sulle forniture energetiche.
Lo scontro nello Yemen ha provocato un pesante impatto umanitario: agenzie come l'Associated Press e l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) segnalano che oltre 76.000 persone sono state costrette ad abbandonare le loro case a partire da luglio, con un'accelerazione delle fughe nelle ultime settimane. L'OIM ha inoltre reso noto che oltre 2.000 persone sono fuggite in barca verso Gibuti da giovedì e che l'assistenza a Obock necessita di un maggiore sostegno.
Altri sviluppi riportati includono esplosioni udite nella provincia iraniana di Hormozgan, vicino allo Stretto di Hormuz; raid aerei israeliani nella Striscia di Gaza con una vittima segnalata a Khan Younis; e recenti dichiarazioni di esponenti politici israeliani contro i registi del documentario "Naza", che ha ricevuto un riconoscimento alla Mostra del Cinema di Venezia. Il ministro della Cultura Miki Zohar ha definito il film "vile" e "un tradimento dello Stato", mentre il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha scritto: "A coloro che diffamano i nostri eroici combattenti... io dico: voi siete una vergogna e un disonore per l'intero popolo d'Israele. Andatevene".
La combinazione di attacchi alle infrastrutture energetiche, controllo di rotte marittime strategiche e il rinvio dei colloqui diplomatici ha quindi innescato un'impennata dei prezzi del petrolio e aumentato i timori per ulteriori ripercussioni sui mercati energetici e sull'inflazione a livello globale.