Droni russi colpiscono una stazione e un treno vicino al confine polacco: coinvolto il convoglio Kiev‑Varsavia
L'attacco è avvenuto a Yahodyn, a meno di due chilometri dalla Polonia; sui convogli erano transitati consiglieri per la sicurezza di più Paesi, compresa l'Italia
Un attacco con droni attribuito alle forze russe ha raggiunto ieri una stazione di servizio e un treno a Yahodyn, nell'ovest dell'Ucraina, a meno di due chilometri dal confine polacco. Secondo la compagnia ferroviaria polacca PKP Intercity, il convoglio sulla tratta Kiev‑Varsavia trasportava 206 passeggeri: non risultano feriti.
Il ministero della Difesa di Mosca ha sostenuto di aver colpito «infrastrutture ferroviarie che assicurano il trasporto di materiali militari provenienti dai Paesi europei». Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato i russi di avere «deliberatamente incendiato la locomotiva di un treno e danneggiato una stazione di servizio» nella regione di confine della Volinia.
Poco prima dell'attacco, nella stessa stazione era transitato un convoglio con i consiglieri per la sicurezza nazionale di Italia, Regno Unito, Germania e Francia, di ritorno dalla conferenza Yes a Kiev; su un altro treno si trovava l'ex direttore della CIA David Petraeus. Tra i consiglieri citati figurano Fabrizio Saggio, l'ex primo ministro britannico Boris Johnson e l'ex premier svedese Carl Bildt. Fonti italiane hanno spiegato che il convoglio dei consiglieri è stato fermato per motivi di sicurezza prima di riprendere il viaggio verso la Polonia.
Le Ferrovie ucraine hanno osservato che «è molto probabile che il bersaglio di questo drone russo potesse essere anche il treno diplomatico», spiegando che il convoglio era partito in anticipo per ragioni di sicurezza dovute alla costante minaccia di attacchi.
L'episodio ha generato forti reazioni internazionali e allarme in diversi Paesi. Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha lanciato un appello all'Unione europea e alla NATO, parlando della vicinanza dei «barbari russi» al confine. Il premier polacco Donald Tusk ha parlato di una «escalation» che potrebbe coinvolgere anche il territorio polacco nelle prossime settimane e mesi.
In Lituania, nelle stesse ore, è stato temporaneamente chiuso l'aeroporto di Vilnius e la NATO ha fatto decollare caccia dalla base di Siauliai per un presunto allarme droni che si è poi rivelato essere uno stormo di uccelli, segnale tuttavia di un livello di allerta molto elevato nella regione.
Sul fronte diplomatico, l'articolo riporta che Mosca e Kiev hanno lasciato aperta la possibilità di riprendere negoziati con mediazione statunitense già in ottobre. Jared Kushner, mediatore statunitense, ha dichiarato che nei negoziati si dovrà tenere conto della situazione sul campo e che «Se l'Ucraina accettasse di cedere i territori richiesti da Putin, avremmo già un accordo». Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha riferito che durante il vertice dei Paesi BRICS leader come Narendra Modi e Xi Jinping «hanno offerto attivamente i propri buoni uffici» per contribuire a trovare una soluzione, e ha indicato ottobre come possibile data per la ripresa delle trattative.
Altri commenti riportati includono il capo di gabinetto di Zelensky, Kyrylo Budanov, favorevole a discutere innanzitutto misure pratiche e graduali di de‑escalation, e il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov che ha ipotizzato la Turchia o gli Emirati Arabi Uniti come possibili sedi per i negoziati.
Infine, l'articolo cita interventi di rilievo internazionali, tra cui osservazioni dell'ex presidente statunitense Donald Trump che ha esortato Zelensky a «smetterla di colpire le infrastrutture per il carburante diesel», sostenendo che tali attacchi avrebbero effetti sui mercati energetici globali.