Nazionale · 13 Settembre 2026

Gli Houthi nel Mar Rosso: il controllo dello stretto e il danno all'oleodotto Yanbu

Il movimento yemenita Ansar Allah amplia la sua presenza sulla costa del Mar Rosso e mette a rischio rotte e approvvigionamenti energetici

Gli Houthi nel Mar Rosso: il controllo dello stretto e il danno all'oleodotto Yanbu

In pochi giorni gli Houthi hanno conquistato lo stretto di Bab el-Mandeb, un passaggio marittimo divenuto strategico dopo i problemi al più noto stretto di Hormuz. Il movimento, già padrone di gran parte del nord dello Yemen e della capitale Sanaa, controlla ora l'intera costa yemenita affacciata sul Mar Rosso, con la capacità di perturbare il commercio marittimo mondiale.

Questa settimana, al termine di un'offensiva lampo, gli Houthi hanno danneggiato seriamente l'oleodotto di Yanbu. L'Arabia Saudita ha reso noto che l'offerta di petrolio è calata del 4% a livello globale a causa del danno provocato all'oleodotto Est-Ovest. Il movimento aveva già rivendicato a luglio un blocco navale contro Riad e colpito regolarmente navi saudite.

Gli Houthi sono una minoranza religiosa zaydita, parte dello Yemen nord-occidentale, e si presentano come Ansar Allah, i "Partigiani di Dio". Il gruppo, fondato negli anni Novanta, prende il nome dalla guida spirituale Badreddine al-Houthi e da suo figlio Hussein, ucciso nel 2004. Un altro figlio, Abdel Malek al-Houthi, ha poi assunto la guida trasformando il movimento in una forza politica e militare con decine di migliaia di combattenti.

Tra il 2004 e il 2010 gli Houthi hanno affrontato sei conflitti con il governo yemenita; nel 2011 parteciparono alla rivolta che portò alla destituzione di Ali Abdullah Saleh, alleanza seguita poi dal ritorno dei rapporti conflittuali e dall'uccisione di Saleh nel 2017. La svolta del 2014 con la conquista di Sanaa portò, nel marzo 2015, all'intervento militare guidato dall'Arabia Saudita. Il conflitto ha causato centinaia di migliaia di morti e una grave crisi umanitaria; una tregua era stata raggiunta nel 2022.

La guerra è ripresa a luglio sullo sfondo delle tensioni tra Iran e Stati Uniti. A innescare la nuova escalation è stata la disputa sul controllo dello spazio aereo: Teheran aveva inviato a Sanaa un aereo con una delegazione houthi senza l'autorizzazione saudita, dopo di che sono seguiti raid attribuiti a Riad contro l'aeroporto della capitale. In risposta, gli Houthi hanno colpito il territorio saudita per la prima volta dal 2022.

L'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) segnala che la ripresa delle ostilità ha provocato lo sfollamento di quasi 86.000 persone, di cui 10.000 nelle ultime 24 ore, con spostamenti lungo la costa occidentale e nella regione di Taiz; tra gli sfollati ci sono molte donne e bambini.

Gli Houthi sono considerati parte di quella che l'Iran definisce l'"Asse della resistenza", un'alleanza informale che comprende anche Hamas, Hezbollah e fazioni armate irachene. Arabia Saudita e Stati Uniti accusano Teheran di fornire armamenti al movimento; l'Iran ha sempre negato tali accuse. In passato, nel 2024, gli Houthi attaccarono nel Mar Rosso navi legate a Israele costringendo vaste rotte commerciali a evitare il passaggio, e nel marzo scorso rivendicarono attacchi contro lo Stato ebraico senza però causare danni significativi.

Fonte: Raccontiamo Città

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