Nazionale · 13 Settembre 2026

Agosto 2026, il mese più caldo mai registrato secondo il NOAA: oceani alle temperature massime e ghiacci ai minimi

Il bollettino del National Oceanic and Atmospheric Administration segnala +1,32 °C rispetto alla media del XX secolo; l’estate in Italia è stata fino a +4 °C rispetto all’era preindustriale. El Niño è destinato a rafforzarsi.

Agosto 2026, il mese più caldo mai registrato secondo il NOAA: oceani alle temperature massime e ghiacci ai minimi

Il bollettino “Monitoring Global Temperature and Precipitation in August 2026” del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) classifica agosto 2026 come il mese più caldo mai registrato a livello globale.

Secondo il rapporto, la temperatura media combinata di superficie terrestre e oceanica ad agosto è stata di 1,32 °C superiore alla media del XX secolo, superando di 0,08 °C i precedenti record pari merito del 2023 e del 2024. Il mese scorso è stato il 48° consecutivo con temperature globali al di sopra della media del secolo scorso.

Il report indica che a spingere al rialzo la media globale sono stati soprattutto gli oceani: la temperatura superficiale marina ha raggiunto il valore più alto mai osservato nelle serie monitorate dal NOAA, mentre le temperature sulle terre emerse si sono avvicinate ai record.

Anomalie termiche di almeno 2 °C sopra la media sono state registrate in vaste aree di Europa, Africa e Asia, oltre a zone delle Americhe, dell’Antartide e dell’Oceano Pacifico settentrionale. Nel testo è inoltre riportato che l’estate in Italia ha fatto registrare un valore di circa +4 °C rispetto all’era preindustriale.

Il documento collega la situazione alla persistenza e al rafforzamento di El Niño: estese zone del Pacifico tropicale centrale e orientale hanno registrato temperature record. Le previsioni ENSO del Climate Prediction Center (CPC), che sintetizzano diversi modelli internazionali, indicano che El Niño continuerà a rafforzarsi fino alla fine dell’anno. Per la stagione ottobre-dicembre 2026 il CPC stima una probabilità del 69% di un evento storico che supererebbe l’intensità dei precedenti eventi El Niño risalenti al 1950 (+2,5 °C).

Il rapporto segnala anche una marcata riduzione della superficie di mare ghiacciata: ad agosto l’estensione globale era la quarta più bassa nei 48 anni di osservazioni disponibili, con circa 8,50 milioni di miglia quadrate, cioè 870.000 miglia quadrate in meno rispetto alla media 1991-2020. Nell’Artico l’estensione è risultata l’undicesima più bassa, mentre in Antartide la terza più bassa.

Secondo il bollettino, El Niño tende a modificare la circolazione tropicale: aumenta lo shear verticale sull’Atlantico, creando condizioni meno favorevoli allo sviluppo degli uragani atlantici, mentre generalmente favorisce l’attività ciclonica sul Pacifico orientale e centrale. Il report ricorda che nei giorni scorsi sono stati osservati tre uragani contemporaneamente nel Pacifico.

Il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, è citato nel contesto dell’allarme globale: secondo Guterres il mondo è entrato in una zona di pericolo determinata dagli eventi meteorologici estremi, e poche giorni prima le Nazioni Unite avevano avvertito sul rischio di superare il limite di 1,5 °C di riscaldamento globale.

Fonte: Raccontiamo Città

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