Esplosioni e incendi colpiscono produttori europei di armamenti: fra gli episodi anche un impianto in Italia
Negli ultimi giorni diverse aziende della difesa in Europa sono state interessate da incendi o esplosioni; autorità e imprese segnalano ipotesi di atti esterni e carenze di sicurezza
Un’esplosione seguita da incendi si è verificata in un deposito di munizioni della società EMCO a Gorni Varpishta, nella Bulgaria centrale. Si tratta dello stesso gruppo di depositi che era già stato interessato da un incendio il 10 agosto, ha riferito la fonte.
Il ministro dell’Interno bulgaro Ivan Demerdzhiev, in una conferenza stampa, ha dichiarato che l’incendio ha provocato esplosioni e ha assicurato che «non vi è alcun rischio di propagazione ad altri magazzini o al di fuori del complesso di stoccaggio». Demerdzhiev ha aggiunto: «Stiamo prendendo in considerazione tutte le ipotesi e le stiamo esaminando attentamente», segnalando inoltre che le strutture di stoccaggio presentavano alcune carenze, in particolare in materia di sicurezza.
La società EMCO ha replicato affermando che il deposito era sottoposto a ispezioni regolari da parte delle autorità e non violava alcuna normativa. In un comunicato l’azienda ha sostenuto che la sicurezza all’esterno dei depositi di munizioni è di competenza dello Stato e ha attribuito alcuni recenti incidenti a «forze esterne». EMCO ha anche accusato le istituzioni, sostenendo che «L’atteggiamento negligente dei rappresentanti dello Stato di fronte a questi atti di sabotaggio incoraggia gli autori consentendo loro di continuare in tutta impunità».
La presidente bulgara Iliana Iotova ha detto di voler convocare il Consiglio di sicurezza nazionale. «I casi di esplosioni nei depositi di munizioni sono diventati più frequenti», ha sottolineato parlando ai giornalisti.
EMCO è collegata all’imprenditore bulgaro Emilian Gebrev, che nel 2015 sopravvisse a un tentativo di avvelenamento insieme al figlio e a un altro dirigente dell’azienda; la procura bulgara ha in seguito incriminato tre cittadini russi in relazione a quel caso. Inoltre, sempre secondo la ricostruzione riportata, sei cittadini russi sono stati incriminati per atti di terrorismo in relazione a quattro esplosioni avvenute in impianti di armamento bulgari tra il 2011 e il 2020.
Il caso in Bulgaria si inserisce in una serie di incidenti che nelle ultime settimane hanno interessato aziende del settore della difesa in vari paesi europei che sostengono l’Ucraina. Il 10 agosto è andato a fuoco un deposito EMCO in Bulgaria; il 13 agosto una potente esplosione ha interessato lo stabilimento della KNDS Ammo Italy a Colleferro, in Italia. Il 15 agosto un edificio della Milrem Robotics a Tallinn è stato incendiato; le autorità estoni sospettano l’intervento di terze parti. Il 28 agosto un tentativo di incendio doloso è stato sventato presso lo stabilimento della Skyeton in Slovacchia. Il primo settembre un incendio è scoppiato in una fabbrica di componenti per droni della società WB Electronics nella città polacca di Skarzysko-Kamienna: gli inquirenti polacchi non escludono l’ipotesi di incendio doloso e indagano «per partecipazione alle attività di un servizio di intelligence straniero diretto contro la Repubblica di Polonia e per un reato terroristico, consistente nell’aver deliberatamente causato un incendio nei locali della fabbrica WB Electronics utilizzando un dispositivo contenente materiali infiammabili». WB Electronics, riporta il Kyiv Independent, è una delle principali aziende polacche nel settore della difesa e produce droni utilizzati anche dall'esercito ucraino.
Le autorità e le imprese coinvolte hanno formulato valutazioni diverse sulle cause: alcune parlano di carenze nella sicurezza degli impianti, altre ipotizzano interventi esterni o atti dolosi. Le indagini nelle varie nazioni sono in corso.