Nazionale · 10 Settembre 2026

Si è tolta la vita Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo

La notizia, anticipata da Avvenire e confermata all'ANSA, parla di un gesto avvenuto domenica; Denise aveva 35 anni, la stessa età della madre quando fu uccisa nel 2009

Si è tolta la vita Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo

La morte di Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, è stata anticipata da Avvenire e confermata all’ANSA da più fonti. Secondo quanto si è appreso, il gesto si sarebbe consumato domenica e Denise sarebbe deceduta alcuni giorni dopo in ospedale. Aveva 35 anni, la stessa età che aveva sua madre quando fu uccisa dalla 'ndrangheta.

"Oggi è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente. Il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l'intera vita di Denise, i due piani della bilancia che a lungo ha provato, con tutte le sue forze, a tenere in equilibrio. Oggi però qualcosa, in quel fragilissimo equilibrio, si è spezzato per sempre. Qualcosa si è spezzato dentro la sua anima inquieta e sensibile". Lo afferma Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, sulla morte di Denise, figlia di Lea Garofalo.

"E qualcosa si sta spezzando anche dentro di noi - osserva - Nel restare fedele al percorso di riscatto iniziato da Lea, la sua adorata mamma, Denise ha dovuto vivere per anni nascosta, senza però mai rassegnarsi davvero, perché il suo sogno era sentirsi finalmente libera e autonoma. Proprio come Lea, Denise aveva infatti una grande sete di vita, di libertà e di amore".

"Vogliamo adesso immaginarla riunita in un grande abbraccio con la sua mamma. Vorremmo dirle 'Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi', ma anche 'Grazie del tempo che abbiamo passato insieme. Non giudichiamo la sua storia, non innalziamola e non compatiamola. Lei non lo vorrebbe. Denise, resterai per sempre dentro al nostro cuore e al nostro impegno'", conclude don Ciotti.

Sulla vicenda è intervenuta anche la senatrice Enza Rando (Partito Democratico), componente della Commissione Antimafia: "La tragica scomparsa di Denise Cosco, morta a soli 35 anni come sua madre Lea Garofalo, è una ferita profonda per tutto il Paese e ci impone una riflessione drammatica e senza ipocrisie: la mafia uccide, e lo fa in molti modi. Uccide chi si oppone al suo potere, ma continua a uccidere nel tempo anche chi sopravvive, generando veri e propri mostri dentro le vite e le anime di chi resta." Rando ricorda inoltre di essere stata l'avvocata di Denise nel processo per l'omicidio di Lea e sottolinea l'importanza di un sostegno umano, psicologico e sociale continuo per chi vive queste esperienze: "Lo Stato per Denise c'è stato e le è stato vicino, ma questa tragedia ci ricorda che non dobbiamo mai abbassare la guardia: serve un sostegno umano, psicologico e sociale sempre più costante, continuo e profondo per accompagnare chi vive questo dramma. Dobbiamo farlo per Denise e per Lea, per portare avanti la memoria del loro impegno. La mafia non deve vincere, non permetteremo alla mafia di avere l'ultima parola".

Anche i componenti di Fratelli d'Italia in Commissione Antimafia hanno espresso cordoglio: "La scomparsa di Denise, figlia di Lea Garofalo, simbolo della lotta alla 'ndrangheta, ci addolora profondamente". Nella nota si ricorda che Denise aveva denunciato e scelto di testimoniare contro suo padre per salvaguardare la libertà della madre: "Siamo vicini al suo bambino di quasi quattro anni e a tutte le persone che le hanno voluto bene e le sono state vicini in tutti questi anni difficili in cui è vissuta sotto protezione". La nota sottolinea inoltre che, a loro avviso, "La lotta alla mafia è per il governo Meloni e per Fratelli d'Italia una priorità assoluta".

Il nome di Denise è legato alla vicenda di Lea Garofalo. Lea, nata a Petilia Policastro nel 1974, era entrata nel programma di protezione nel 2002 dopo aver deciso di diventare testimone di giustizia e di raccontare faide interne alla sua famiglia e alla famiglia dell'ex compagno Carlo Cosco. Le rivelazioni di Lea avevano portato, il 7 maggio 1996, a un blitz delle forze dell'ordine in via Montello a Milano, con l'arresto anche di Floriano Garofalo, fratello di Lea, poi assassinato l'8 giugno 2005 a Pagliarelle di Petilia Policastro.

Dopo vicende legate alla protezione, nell'aprile del 2009 Lea rinunciò alla tutela e tornò a Petilia Policastro, per poi trasferirsi a Campobasso in una casa che le aveva trovato l'ex compagno Carlo Cosco. Il 5 maggio 2009 la donna sfuggì a un agguato; nel novembre 2009 Cosco la attirò a Milano con la scusa di parlare del futuro della figlia Denise. Alcune telecamere la ripresero insieme alla figlia lungo i viali che costeggiano il cimitero Monumentale: sono gli ultimi fotogrammi prima della scomparsa definitiva di Lea.

Lea fu rapita, consegnata a Vito e Giuseppe Cosco, torturata e poi uccisa. Il corpo venne portato in un terreno nella frazione di San Fruttuoso, dove fu bruciato in un barile d'acciaio. I funerali si svolsero il 13 ottobre 2013 in piazza Beccaria a Milano e furono celebrati da don Luigi Ciotti davanti a migliaia di persone. Denise seguì la celebrazione nascosta, dietro a una finestra; la sua voce arrivò però agli astanti tramite l'altoparlante: “Lea, la mia cara mamma, ha avuto il coraggio di ribellarsi alla cultura della mafia, la forza di non piegarsi alla rassegnazione e all’indifferenza. Ma la vostra presenza è un segno di vicinanza non solo a lei, ma a tutte le donne e gli uomini che hanno rischiato e continuano a rischiare. Per me è un giorno molto difficile, ma la forza me l’hai data tu, se è successo tutto questo è stato solo per il mio bene, e non smetterò mai di ringraziarti”.

Fonte: Raccontiamo Città

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