Nazionale · 10 Settembre 2026

BCE porta il tasso sui depositi allo 2,50%: inflazione Eurozona al 3,3%, la variabile chiave è l'energia

Il Consiglio direttivo ha aumentato i tassi di 25 punti base il 10 settembre 2026; la fiammata inflazionistica è trainata dai beni energetici (+14,3%) mentre l'inflazione core cala al 2,4%.

BCE porta il tasso sui depositi allo 2,50%: inflazione Eurozona al 3,3%, la variabile chiave è l'energia

Il 10 settembre 2026 la Banca Centrale Europea ha deliberato un aumento di 25 punti base, fissando il tasso sui depositi allo 2,50%. La mossa era largamente attesa dagli operatori finanziari.

La decisione segna la fine della tregua monetaria che era seguita a otto sforbiciate consecutive, che avevano fatto scendere i tassi dal 4% al 2% prima del mini-ritocco di giugno.

A spingere il Consiglio direttivo alla stretta è stato l'aumento dell'inflazione nell'area euro, salita al 3,3% ad agosto rispetto al 2,9% di luglio. Gran parte della fiammata è attribuita ai beni energetici, aumentati del 14,3% su base annua, con il rialzo dei prezzi favorito anche dai rinnovati scambi di attacchi geopolitici tra Stati Uniti e Iran che hanno influito sulle quotazioni del petrolio.

Al contrario, l'inflazione core, depurata dalle componenti volatili come energia e alimentari freschi, è scesa al 2,4%. Secondo la Bce, le pressioni sottostanti restano quindi moderate e la dinamica salariale per il momento non alimenta una spirale prezzi-salari.

La stretta si inserisce in un contesto di mercati globali nervosi, con listini azionari europei in calo e forti turbolenze sui mercati obbligazionari. Molti analisti ritengono che il livello del 2,50% rappresenti una linea di confine rispetto al cosiddetto tasso neutrale: rimanervi dentro significa una politica monetaria che non è marcamente restrittiva, mentre oltrepassarla cambierebbe lo scenario strategico.

La presidenza guidata da Christine Lagarde ha sottolineato che da ora in avanti la Bce agirà in modo condizionato ai dati macroeconomici incontro dopo incontro. Le scelte future dipenderanno in particolare dalla tenuta degli stoccaggi europei di gas, attualmente segnati su livelli piuttosto bassi, e dalla durata delle tensioni in Medio Oriente. Se lo shock energetico dovesse rientrare senza propagarsi al resto dei prezzi al consumo, la Bce potrà concedersi una pausa; in caso contrario la porta a nuovi interventi rimarrebbe aperta, imponendo un difficile trade-off tra stabilità dei prezzi e tutela della crescita economica.

Fonte: Raccontiamo Città

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