Nazionale · 09 Settembre 2026

Lebbra in Italia: lo Spallanzani rassicura, si tratta di una malattia rara con pochi casi all'anno

Angela Corpolongo (Spallanzani e presidente Simet): in media 7 casi l'anno, zero casi autoctoni dal 2003, nessuna emergenza sanitaria

Lebbra in Italia: lo Spallanzani rassicura, si tratta di una malattia rara con pochi casi all'anno

L'Istituto Spallanzani di Roma, per voce dell'infettivologa Angela Corpolongo — presidente della Società Italiana di Medicina Tropicale e Salute Globale (Simet) — ha ribadito che la lebbra in Italia è una malattia infettiva rara e sotto controllo. In media nel nostro Paese si registrano appena 7 casi all'anno, un dato che non configura alcuna emergenza sanitaria.

Lo Spallanzani sottolinea che l'ultimo caso autoctono in Italia risale al 2003. I pochissimi riscontri attuali sono di importazione o riguardano persone già trattate in passato che necessitano di assistenza per gli esiti cronici della malattia e risultano prive di carica infettiva.

Il batterio responsabile, il Mycobacterium leprae (Bacillo di Hansen), presenta un indice di trasmissibilità molto basso: nella maggior parte dei soggetti sani il sistema immunitario è in grado di contrastare l'infezione. Per trasmettere la malattia è necessario un contatto stretto e prolungato nel tempo con una persona non curata.

La malattia colpisce soprattutto la pelle, gli occhi, le vie respiratorie e i nervi periferici, con possibile perdita progressiva della sensibilità al dolore. Il sistema sanitario nazionale dispone di strutture specializzate per la gestione dei pazienti: lo Spallanzani, ad esempio, opera dal 2005 come Centro di riferimento regionale per le malattie infettive rare nel Lazio, garantendo competenze diagnostiche e terapeutiche avanzate.

Il trattamento efficace prevede una terapia antibiotica combinata con tre farmaci da somministrare per un periodo compreso tra 6 e 12 mesi. Il paziente smette di essere infettivo già a partire dalla prima somministrazione del trattamento, pur rimanendo sotto monitoraggio medico anche dopo la guarigione.

A livello globale la diffusione della malattia è in diminuzione, con un calo dei casi di circa il 5,5%. Le aree a maggiore endemia rimangono Paesi come Brasile, India e Indonesia.

Fonte: Raccontiamo Città

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