Ventotto anni senza Lucio Battisti: un'eredità che continua a parlare all'Italia
Dal sodalizio con Mogol ai successi al Festivalbar, la produzione di Battisti resta un punto di riferimento della musica italiana
Il 9 settembre 1998 è la data della scomparsa di Lucio Battisti, una delle voci più influenti della musica italiana. Oggi, a ventotto anni dalla morte, il vuoto lasciato dall'artista è misurato dall'ampiezza e dalla diffusione del suo repertorio.
Nato a Poggio Bustone nel 1943, Battisti ha messo in discussione gli schemi della canzone italiana grazie al lungo e proficuo sodalizio con il paroliere Mogol. Insieme hanno firmato brani divenuti pietre miliari, tra cui "Emozioni", "I giardini di marzo" e "Il mio canto libero".
Nel corso di una carriera che varcò i trent'anni di attività, Battisti ha scritto e suonato anche per altri interpreti italiani e internazionali: Mina, Bruno Lauzi, gli Equipe 84, i Dik Dik, i Formula 3, Gene Pitney, gli Hollies e Paul Anka sono tra i nomi con cui ha collaborato o per i quali ha composto.
Battisti partecipò a due edizioni del Cantagiro: nel 1968 presentò "Balla Linda" e nel 1969 "Acqua azzurra, acqua chiara", quest'ultima canzone con cui ottenne il primo posto al Festivalbar nel 1969.
Dopo la separazione artistica da Mogol e la svolta discografica con gli album d'avanguardia realizzati con Pasquale Panella, Battisti scelse il ritiro dalle scene, una decisione che contribuì al consolidarsi del suo mito.
La musica di Lucio Battisti rimane presente nella vita culturale italiana: dalle trasmissioni radiofoniche alle playlist digitali, passando per le esecuzioni amatoriali, il suo repertorio continua a essere ascoltato e reinterpretato.