L'effetto AfD: come il partito tedesco ha riallineato il dibattito delle destre europee
Dalla proposta di una nuova architettura europea alla 'remigrazione', il caso AfD costringe gli altri sovranisti a ridefinire identità e strategie
L'AfD ha spinto oltre il limite del discorso politico sovranista europeo, portando al centro proposte che fino a pochi anni fa molti concorrenti lasciavano ai margini. Il partito tedesco definisce l'Unione Europea "un progetto fallito e incapace di riforma", propone di sostituirla con una "Comunità di nazioni europee" (Bund europäischer Nationen) e chiede lo scioglimento del Parlamento Europeo.
Queste posizioni hanno costretto forze quali il Rassemblement National, Vox, la Lega, il Partito per la Libertà di Geert Wilders, l'FPÖ e l'area rappresentata in Italia da Roberto Vannacci a misurarsi con la distanza o la vicinanza all'AfD. Marie Le Pen e Jordan Bardella hanno rimosso dal programma del Rassemblement National riferimenti a una Frexit o all'uscita dall'eurozona, proponendo invece la rinegoziazione dei trattati, la riduzione del contributo francese al bilancio Ue e la prevalenza del diritto nazionale sulle sentenze della Corte di Giustizia.
Analoghe aperture moderate si registrano altrove: Geert Wilders non sostiene l'uscita dei Paesi Bassi dall'Unione, Vox non chiede l'uscita della Spagna e la Lega mantiene lo slogan "meno Europa, più Italia" senza mettere in discussione l'unione monetaria. Al contempo, esistono correnti più radicali: Roberto Vannacci critica le strutture burocratiche europee in termini più netti e l'FPÖ, nelle parole di Herbert Kickl, adotta esplicitamente il concetto di "Remigration".
Il tema della "remigrazione" compare nei documenti dell'AfD come progetto di "rimpatrio coordinato e sistematico" esteso anche a residenti stranieri e cittadini legalizzati ritenuti "non assimilati". Marine Le Pen ha contestato pubblicamente la dottrina della 'Remigration', giudicandola incompatibile con i principi costituzionali francesi. Nei Paesi Bassi Geert Wilders ha fatto inserire nell'accordo di coalizione la dichiarazione di uno "stato di emergenza per l'asilo"; Vox chiede la "sospensione immediata delle procedure d'asilo" e la deportazione degli immigrati irregolari. In Italia la Lega insiste sui decreti sicurezza e sul controllo delle frontiere, mentre Vannacci porta il tema sul piano identitario e parla apertamente di remigrazione.
Sul versante della politica estera e della sicurezza l'AfD propone una nuova architettura con la "partecipazione di Mosca". Marine Le Pen e Jordan Bardella invece condannano l'aggressione russa all'Ucraina, sostengono gli aiuti militari difensivi a Kyjiv e respingono l'ipotesi di smantellamento della NATO. Roberto Vannacci si è detto contrario all'invio di armamenti e al riarmo europeo; Vox mantiene un atlantismo rigoroso e una ferma condanna dell'imperialismo russo.
Sulla transizione ecologica l'AfD etichetta il Green Deal come una politica di "deindustrializzazione" e propone un rilancio di nucleare e fossili. Anche il Rassemblement National condivide molte critiche: propone l'uscita della Francia dal mercato europeo dell'elettricità, la moratoria sulle installazioni eoliche e solari e misure a difesa dell'agricoltura nazionale. Wilders ha impostato parte del suo programma sulla revisione dei vincoli sulle emissioni di azoto; Vox chiede l'"abrogazione dell'Agenda 2030" e della "Legge sul Cambiamento Climatico". In Italia, Lega e Vannacci attaccano direttive come le "case verdi" e lo stop al motore termico; Vannacci definisce tali misure espressione di "ecoterrorismo burocratico".
La durezza dell'AfD su temi come la remigrazione e le dichiarazioni revisioniste attribuite al capolista Maximilian Krah hanno spinto il Rassemblement National a guidare la richiesta di espulsione del partito tedesco dal gruppo Identità e Democrazia prima delle elezioni europee. La frattura ha contribuito a ricomporre le destre continentali in tre blocchi: i Conservatori e Riformisti Europei (con forze come Fratelli d'Italia e il PiS), i Patrioti per l'Europa (Rassemblement National, Fidesz, Lega, Vox) e l'Europa delle Nazioni Sovrane, costruita attorno all'AfD e alle componenti più radicali.
Di fronte a questo quadro, partiti presenti in ECR o nei Patrioti per l'Europa si trovano in un dilemma politico: come mantenere una postura istituzionale e la credibilità di governo senza perdere voti a vantaggio di forze più radicali? Rassemblement National e Fratelli d'Italia hanno abbandonato punti di rottura estremi per attrarre l'elettorato moderato, ma hanno allo stesso tempo inasprito l'agenda su diritti civili, immigrazione, Green Deal e identità per contenere la fuga di elettori verso le ali più dure.
Secondo una lettura conservatrice, la presenza di destre sovraniste con radici istituzionali sarebbe un freno al dilagare di populismi eversivi e filorussi; per prospettive più progressiste, invece, la strategia del "centro" rischia di rivelarsi una trappola instabile: cedere sui temi economici e sulla difesa dell'ordine internazionale può dissipare la credibilità anti-sistema delle forze moderate, mentre spingere troppo sulla retorica identitaria rischia di rompere il rapporto di fiducia con mercati e istituzioni europee.