Funerale di Ratko Mladic: Von der Leyen e Costa definiscono le immagini «uno shock», allarme per l’avvicinamento della Serbia all’Ue
La sepoltura a Belgrado con onori militari scatena forti reazioni diplomatiche nella regione e richieste di sanzioni da parte di esponenti bosniaci e dell’Europa
"Le immagini del funerale di Ratko Mladic, tenutosi ieri a Belgrado, sono state uno shock". Lo hanno scritto, pubblicando lo stesso post sui social media, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa.
Ratko Mladic, generale serbo-bosniaco deceduto mentre scontava una condanna all’ergastolo per crimini di guerra, è stato sepolto a Belgrado con gli onori militari. Il capo della Chiesa ortodossa serba, il patriarca Porfirije, ha officiato la cerimonia funebre e i soldati dell’esercito serbo hanno portato la bara, avvolta nella bandiera, al cimitero. Diversi ministri del governo serbo hanno partecipato alla cerimonia.
Mladic era stato riconosciuto colpevole del primo genocidio nel continente europeo dopo la Seconda guerra mondiale, commesso durante la guerra di Bosnia tra il 1992 e il 1995, e resta considerato un eroe da molti serbi. "Gli elementi di sostegno ufficiale e la presenza di alcuni alti funzionari serbi al funerale sono profondamente deplorevoli", hanno aggiunto von der Leyen e Costa. "Dimostrano l’incapacità di affrontare un capitolo oscuro della storia recente dell’Europa e contraddicono i valori su cui si fonda il percorso della Serbia verso l’Unione europea".
Il presidente Aleksandar Vucic non ha partecipato al funerale, ma suo figlio Danilo era presente. Tra i partecipanti figuravano il leader nazionalista serbo-bosniaco Milorad Dodik e l’ambasciatore russo in Serbia, Alexander Botsan-Kharchenko. Vucic ha definito l’evento uno "sfogo emotivo".
Il ministro della Giustizia serbo Nenad Vujic era presente e ha dichiarato di essersi schierato al fianco della famiglia di Mladic, affermando che le autorità hanno contribuito a mantenere l’ordine durante il funerale per garantire che si svolgesse in modo "dignitoso", secondo quanto riportato.
La vicenda ha provocato forti reazioni in Bosnia-Erzegovina: il ministro degli Esteri Elmedin Konakovic ha annunciato il ritiro della maggior parte del personale dell'ambasciata a Belgrado per ridurre al minimo le relazioni diplomatiche con la Serbia. "Se potessi, interromperei immediatamente le relazioni diplomatiche con la Serbia. Quello che posso fare è adoperarmi per ridurre al minimo le relazioni", ha dichiarato Konakovic.
Bakir Izetbegovic, presidente del Partito d'Azione Democratica, ha invocato sanzioni e l'inserimento in una "lista nera" per la glorificazione di Mladic, sottolineando che l’episodio rappresenta un "serio monito per tutta l'Europa, non solo per i Balcani". Izetbegovic ha aggiunto che l'attuale leadership politica della Serbia e dell'entità della Republika Srpska non si sono allontanate dall'ideologia che ha portato ai crimini degli anni '90 e che "l'unico strumento efficace contro i responsabili di tali politiche sono le sanzioni".
Secondo il testo citato, la vicenda rischia di complicare il già difficile percorso della Serbia verso l'Unione europea: la commissaria per l’Allargamento Marta Kos aveva avvertito preventivamente che "la glorificazione" della morte di Mladic sarebbe stata incompatibile con i valori dell’Unione. Alla domanda sulle possibili conseguenze per l’adesione della Serbia, il portavoce di von der Leyen si è limitato a rispondere: "Stiamo esaminando la questione".
Infine, il rapporto tra il partito Sns di Vucic e il Partito popolare europeo è stato criticato: l'eurodeputato sloveno Vladimir Prebilic ha dichiarato che "È giunto il momento che il Ppe smetta di fungere da rifugio sicuro per il partito Sns, che celebra apertamente criminali di guerra condannati e stende il tappeto rosso al 'Macellaio della Bosnia'". La nota conclude che von der Leyen è figura di spicco del Ppe e che, secondo la fonte, si è astenuta dal criticare pubblicamente Vucic.