Nazionale · 08 Settembre 2026

Marmolada, perdita record di superficie: il ghiacciaio cala di 9 ettari entro l’estate 2026

La Campagna Glaciologica Partecipata rileva un arretramento medio di 23 metri; esperti avvertono che il ghiacciaio potrebbe avere solo una decina d’anni di vita se si ripetono estati simili

Marmolada, perdita record di superficie: il ghiacciaio cala di 9 ettari entro l’estate 2026

Alla fine dell’estate 2026 la Marmolada ha registrato una nuova, significativa perdita di ghiaccio: la superficie del ghiacciaio è passata da 92 a 83 ettari, con una riduzione di 9 ettari in un anno, e un arretramento medio di 23 metri, circa il triplo rispetto allo scorso anno. Una riduzione così marcata era stata osservata soltanto nel 2022, l’anno del tragico crollo.

I dati emergono dall’ottava Campagna Glaciologica Partecipata sulla Marmolada, promossa dal Museo di Geografia dell’Università di Padova, che ha aggiornato le rilevazioni sul principale ghiacciaio delle Dolomiti, al confine tra Veneto e Trentino-Alto Adige. Alla campagna hanno partecipato Arpav, la Fondazione Glaciologica Italiana e numerosi volontari, dai 16 ai 75 anni, fra escursionisti esperti, insegnanti e appassionati.

“I dati raccolti quest’anno aggravano la tendenza già evidente negli ultimi decenni”, afferma Mauro Varotto, dell’Università di Padova e responsabile scientifico della campagna. Il dato più significativo è la perdita di 9 ettari in un solo anno, un nuovo record negativo per la superficie del ghiacciaio. “Se si ripetono estati come quella appena trascorsa – aggiunge Varotto – il ghiacciaio potrebbe avere solo una decina d’anni di vita”.

La situazione più critica riguarda il fronte occidentale della Marmolada: in appena due anni l’arretramento ha raggiunto i 120 metri e la quota del fronte è ormai superiore ai 2.900 metri.

A influire sul bilancio del ghiacciaio è stata anche un’estate eccezionalmente calda. Secondo Gianni Marigo di Arpav, “quella appena conclusa è stata sulle Dolomiti la più calda almeno dal 1991”. Non si sono verificate nevicate nemmeno alle quote più elevate e si è rilevato un proseguimento del degrado del permafrost.

Particolarmente significativo è il dato rilevato alla stazione del Piz Boè, la vetta più alta del Gruppo del Sella, dove non è stato trovato terreno gelato a nessuna profondità. La fotografia complessiva restituisce meno superficie, arretramento accelerato e assenza di neve alle quote più elevate, evidenziando la vulnerabilità del ghiacciaio alle alte temperature.

Fonte: Raccontiamo Città

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