Cgil: anticipo a 64 anni e ricalcolo contributivo, simulazioni indicano una perdita media del 10,6% dell'assegno
Il sindacato mette in guardia: l'eventuale proposta prevede l'uso del Tfr e il passaggio al metodo contributivo, con effetti permanenti sui pensionati
La Cgil segnala che l'eventuale possibilità di accedere alla pensione anticipata a 64 anni "sarebbe accompagnata dal ricalcolo dell'intera pensione con il sistema contributivo", nel commento pubblicato nella newsletter Collettiva in vista della manovra finanziaria 2027.
Le simulazioni riportate dal sindacato indicano che, con 40 anni di contribuzione e una retribuzione annua di 35.000 euro, l'assegno calcolato con il sistema misto sarebbe di circa 1.726 euro mensili. Con il ricalcolo interamente contributivo lo stesso assegno scenderebbe a circa 1.543 euro, oltre 182 euro in meno ogni mese, «pari a una riduzione del 10,6%». Con una retribuzione di 50.000 euro la perdita simulata salirebbe a 261 euro al mese; con 70.000 euro arriverebbe a oltre 365 euro mensili.
Secondo la Cgil, la proposta contemplerebbe due condizioni: la rinuncia a una parte del Tfr da utilizzare per aumentare il montante contributivo e raggiungere la pensione soglia minima, e il ricalcolo interamente contributivo dell'assegno.
L'Osservatorio previdenza della Cgil avverte che questo meccanismo «scaricherebbe sul lavoratore l’intero costo dell’anticipo: una pensione pubblica più bassa per tutta la vita, il tetto temporaneo per gli assegni più elevati, l’impiego del Tfr per raggiungere la soglia e il mantenimento del requisito economico che esclude le retribuzioni più basse». Il sindacato osserva inoltre che ad amplificare la rigidità del sistema ha contribuito l'innalzamento della soglia economica.
A titolo di confronto, la Cgil ricorda che per andare in pensione anticipata a 64 anni nel 2022 era necessario maturare una pensione pari ad almeno 2,8 volte l'assegno sociale, pari a 1.310,68 euro mensili. Nel 2026 la soglia ordinaria è salita a tre volte l'assegno sociale, ossia 1.638,72 euro mensili. Dal 2030 è previsto il passaggio a 3,2 volte l'assegno sociale, stimato dall'Osservatorio Cgil in 1.818,94 euro mensili.
L'ipotesi, avanzata dalla Lega questa estate, consentirebbe l'uscita a 64 anni anche a chi ha iniziato a lavorare dopo la riforma del 1996 e rientra quindi nel sistema contributivo. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon sta lavorando sulla proposta e ne parlerà mercoledì all'incontro della Lega "A tua difesa - Verso la Finanziaria 2027", insieme al presidente dell'Inps Gabriele Fava.