Caso San Paolo e PMA: il caso che rilancia la normativa sulla crioconservazione
Un errore in un centro di Fuorigrotta e le proposte parlamentari per estendere al SSN la preservazione della fertilità
“Quando abbiamo scoperto lo scambio siamo entrati in un vortice di emozioni. Ci siamo chiesti se i nostri embrioni fossero stati impiantati a un’altra coppia e ciò che ci tormenta è l’idea che possa esistere, da qualche parte, un nostro figlio biologico”, racconta un uomo di 41 anni, la cui moglie ha 36 anni. La coppia, che aveva cinque embrioni congelati presso il centro di procreazione medicalmente assistita del Policlinico San Paolo di Fuorigrotta, desiderava un secondo figlio: il 3 giugno 2025 è nata una bambina, ma i dubbi sono sorti quando il gruppo sanguigno della neonata è risultato incompatibile con quello dei genitori. L’esame del DNA ha confermato che la bambina non è biologicamente loro, sebbene i genitori l’abbiano riconosciuta e dichiarino la volontà di crescerla.
A luglio dello scorso anno la coppia ha presentato un esposto alla Procura di Napoli. La magistratura ha aperto un fascicolo per lesioni colpose e ha delegato i rilievi al NAS dei Carabinieri all’interno del centro di PMA. La Asl Napoli 1 Centro, che si è dichiarata parte lesa, ha precisato che non si tratterebbe di uno «scambio reciproco» di embrioni tra pazienti, ma di un grave errore nella procedura di impianto: alla donna sarebbe stato impiantato l’embrione di un’altra coppia, mentre i cinque embrioni della coppia denunciante non sarebbero stati trasferiti ad altre pazienti.
“La cosa che fa più male è che ci eravamo affidati completamente a quella struttura. Scoprire un errore del genere ha stravolto la nostra vita e distrutto la nostra fiducia”, aggiunge il padre. L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, commenta: “Siamo passati dallo scambio in culla a quello nell'utero. Riteniamo ci sia un danno psicologico enorme da quantificare”.
La vicenda è entrata anche nel dibattito parlamentare. Alla Camera, in Commissione Affari Sociali, sono arrivate proposte di legge e interrogazioni, in particolare da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, che puntano a introdurre norme più chiare sulla crioconservazione degli ovociti e a prevedere la sua inclusione tra i Livelli Essenziali di Assistenza. La disciplina attuale, contenuta nella Legge 40 del 2004, non prevede disposizioni specifiche per la conservazione degli ovociti al di fuori di ragioni strettamente mediche (per esempio per trattamenti oncologici), creando, secondo i proponenti, un divario economico che limita l’accesso a questa procedura.
Le iniziative legislative mirano a integrare la preservazione della fertilità nel Servizio Sanitario Nazionale, avviare campagne informative sui limiti della fertilità biologica e armonizzare la regolamentazione per tutti i centri autorizzati. Il Governo ha manifestato apertura al dialogo, riconoscendo l’evoluzione del fenomeno e la necessità di un monitoraggio del settore, con l’auspicio dei primi firmatari di convergere verso un testo unico che garantisca diritti uniformi su tutto il territorio nazionale.