Nazionale · 07 Settembre 2026

Cnel: l’83% dei giovani all’estero tornerebbe in Italia se aumentassero i salari

Il rapporto 'Giovani Expat. Come farli tornare' segnala anche che il 79% rivendica maggiore meritocrazia e che tra il 2011 e il 2024 il Paese ha perso 441 mila giovani

Cnel: l’83% dei giovani all’estero tornerebbe in Italia se aumentassero i salari

L’83% dei giovani italiani residenti all’estero afferma che tornerebbe in Italia se potesse contare su salari più alti, mentre il 79% indica la meritocrazia come elemento centrale. I risultati sono contenuti nel Rapporto "Giovani Expat. Come farli tornare", promosso dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e realizzato da Ref Ricerche con Questlab.

Nel campione analizzato il 93% dei rispondenti è laureato: il 45% possiede una laurea magistrale, il 22% un master, il 14% una laurea triennale e il 12% un dottorato. Il 58% degli intervistati ha lasciato l’Italia subito dopo il completamento degli studi, senza avervi lavorato.

L’87% vive in un Paese europeo (di questi il 60% nell’Unione europea e il 27% in Europa extra-UE), mentre l’8,5% risiede in Nord America.

Fra le condizioni indicate come essenziali per un ritorno, un aumento consistente delle retribuzioni è giudicato estremamente rilevante dall’83% del campione. Considerando le risposte complessive, le opportunità di lavoro adeguate al proprio profilo raggiungono l’88% e la meritocrazia il 79%. Seguono gli incentivi al rientro (75%) e la conciliazione tra vita e lavoro (72%), mentre alloggi accessibili e servizi pubblici efficienti ottengono rispettivamente il 63% e il 62%.

Le basse retribuzioni sono indicate come causa principale della fuga per quattro rispondenti su cinque. Altre motivazioni citate sono la cultura del lavoro giudicata arretrata e la scarsa valorizzazione delle competenze. Il 49% segnala la lentezza della burocrazia e il 48% evidenzia il peso di clientelismo e raccomandazioni, una quota che aumenta tra chi è partito dal Mezzogiorno.

Alla domanda su quale intervento avrebbe la priorità assoluta, il 53% sceglie l’aumento delle retribuzioni, il 19% le opportunità di lavoro e il 6% la meritocrazia in senso stretto. Sul piano territoriale la priorità retributiva raggiunge il 55% al Nord e scende al 48% nel Mezzogiorno, dove emergono con maggiore forza le richieste di merito e di stabilità dell’impiego.

Il Cnel integra l’indagine con un quadro statistico che descrive una significativa perdita generazionale: tra il 2011 e il 2024 l’Italia ha registrato, al netto dei rientri, la perdita di 441 mila giovani tra i 18 e i 34 anni, con un saldo negativo record di oltre 61 mila unità nel solo 2024. L’Indice Sintetico dei Flussi Migratori (Isfm) elaborato dal Cnel segnala che per ogni coetaneo che arriva da un’economia avanzata, partono 14,5 giovani italiani, a fronte di un rapporto prossimo all’unità nelle altre grandi nazioni europee.

Il valore del capitale umano perso è stimato in 159,5 miliardi di euro nel periodo 2011-2024, pari a circa 16 miliardi l’anno secondo i trend più recenti. A parità di potere d’acquisto, fra il 2000 e il 2024 lo svantaggio salariale dell’Italia si è ampliato rispetto ai principali partner: da un vantaggio dell’1% a un ritardo del 7% rispetto alla Spagna, dal 14% al 36% verso la Germania e dal 39% al 71% nei confronti della Svizzera.

"Sedici miliardi l'anno di capitale umano formato in Italia e messo a frutto altrove sono un'emorragia che nessuna economia della conoscenza può permettersi. Eppure, quasi due terzi di chi ha risposto dichiara che tra cinque anni sarà dove ci saranno le opportunità migliori: quindi anche in Italia, se sapremo crearle", afferma il presidente del Cnel Renato Brunetta.

Fonte: Raccontiamo Città

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