Cgia: nel 2024 al Sud 27 giorni retribuiti in meno rispetto al Nord
L'Ufficio studi denuncia gap in giornate lavorate, salari e produttività: precarietà, part‑time involontario e lavoro sommerso tra le cause indicate
L'Ufficio studi della Cgia rileva che, nel 2024, la media dei giorni lavorati retribuiti è stata di 255 giorni all'anno nel Nord Italia e di 228 giorni nel Mezzogiorno: una differenza di 27 giornate, pari a quasi un mese di lavoro in più per i lavoratori del Nord.
La distanza si riflette anche sulle retribuzioni e sulla produttività: la paga media giornaliera è stata di 108 euro al Nord e di 80 euro al Sud, mentre la produttività nel Nord è risultata superiore del 36% rispetto al Mezzogiorno.
Secondo la Cgia, il minor monte di giornate retribuite nel Mezzogiorno è legato principalmente a una maggiore diffusione della precarietà, al ricorso più frequente al part‑time involontario e a una quota significativa di lavoro stagionale nei settori come il turismo e l'intrattenimento. La Cgia segnala inoltre che l'ampia presenza di lavoro sommerso nel Sud provoca un sottostima delle ore effettivamente lavorate nelle statistiche ufficiali.
A livello provinciale la Cgia indica Lecco come l'area con il numero medio di giornate retribuite più elevato, seguita da Biella, Vicenza, Monza‑Brianza e Lodi. In coda alla classifica nazionale compaiono Rimini, Nuoro e Vibo Valentia.
Analizzando dati Inps, la Cgia distingue i lavoratori dipendenti per intensità del lavoro (tempo pieno o part‑time) e per continuità occupazionale nell'anno, arrivando alla conclusione che, per i cosiddetti lavoratori poveri, il problema è spesso la scarsità di ore lavorate nell'anno più che il salario orario.
Sulla questione del salario minimo, la Cgia avverte che intervenire esclusivamente sulla paga oraria potrebbe non risolvere la questione del reddito insufficiente se permangono contratti intermittenti o part‑time involontari. Per questo, l'Ufficio studi suggerisce politiche volte a favorire la stabilità occupazionale, la continuità del lavoro e la conversione dei rapporti part‑time involontari in contratti a tempo pieno, oltre a interventi per migliorare la produttività dei settori più fragili.
La Cgia promuove inoltre una maggiore diffusione della contrattazione di secondo livello, sottolineando la capacità di tali strumenti di rispondere più rapidamente ai cambiamenti del mercato e di legare retribuzioni a obiettivi di produttività. Secondo i dati del Ministero del Lavoro citati dalla Cgia, la contrattazione di secondo livello coinvolge 4,2 milioni di lavoratori dipendenti del settore privato, pari al 26% del totale: 3,1 milioni coperti da contratti aziendali e 1,1 milioni da contratti territoriali.
La Cgia riporta inoltre che le regioni con la produttività più alta sono Trentino‑Alto Adige, Lombardia, Valle d'Aosta, Lazio ed Emilia‑Romagna. Nella classifica delle retribuzioni medie lorde annuali le prime cinque regioni sono Lombardia, Emilia‑Romagna, Piemonte, Veneto e Trentino‑Alto Adige.
A livello provinciale, nel 2024 Milano ha registrato la retribuzione media lorda annua più elevata, pari a 35.670 euro; seguono Monza‑Brianza, Parma, Modena, Bologna, Lecco e Reggio Emilia. Tra le province con le retribuzioni più basse si trovano Crotone (15.326 euro) e Cosenza, mentre il valore più basso è stato registrato a Vibo Valentia (13.885 euro). La media nazionale delle retribuzioni medie lorde annue si è attestata a 24.486 euro.
La Cgia segnala infine che, in una delle principali città del Sud, Reggio Calabria la retribuzione media annua è risultata poco più di 17.000 euro, meno della metà rispetto a Milano (35.670 euro).