Nazionale · 05 Settembre 2026

Estate 2026, Miani: «La persistenza del caldo mette a rischio salute e lavoro»

Copernicus indica giugno 2026 come il più caldo in Europa occidentale; in Piemonte l’estate meteorologica è la più calda dal 1958. L’esposizione prolungata richiede politiche di adattamento

Estate 2026, Miani: «La persistenza del caldo mette a rischio salute e lavoro»

«L’estate 2026 rappresenta un passaggio significativo nella storia recente delle ondate di calore in Italia e in Europa. Non tanto perché ogni singolo record del passato sia stato superato sull’intero territorio nazionale, quanto per la persistenza e la reiterazione dell’esposizione: dalla seconda metà di maggio si sono succedute diverse fasi di caldo intenso e l’inizio di settembre non farà eccezione», afferma Alessandro Miani, presidente Sima, analizzando gli effetti della stagione sulle persone e sulle attività lavorative.

Secondo Copernicus, giugno 2026 è stato il più caldo mai registrato nell’Europa occidentale. Considerando insieme giugno e luglio, il 2026 ha segnato il bimestre giugno-luglio più caldo della serie ERA5 per questa regione, con una temperatura media di 2,79°C superiore al riferimento 1991-2020.

A livello regionale, l’estate meteorologica 2026 in Piemonte è risultata la più calda della serie iniziata nel 1958, superando di circa mezzo grado il precedente record del 2003. Nel periodo estivo piemontese soltanto otto dei 92 giorni hanno registrato temperature inferiori alla norma climatica.

Dal punto di vista sanitario, sottolinea Miani, «non conta soltanto il valore massimo raggiunto dal termometro»: a fare la differenza è «la durata dell’esposizione e la possibilità dell’organismo di recuperare». L’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenzia che periodi prolungati caratterizzati da alte temperature sia diurne sia notturne producono uno stress cumulativo sull’organismo; «quando le temperature rimangono elevate durante la notte, una parte importante della finestra fisiologica di recupero viene meno», osserva l’esperto.

Non esiste ancora una stima definitiva della mortalità attribuibile al caldo per l’intera stagione italiana del 2026. Tuttavia, uno studio pubblicato su Nature Medicine ha stimato per l’estate 2022 circa 61.700 decessi correlati al caldo in Europa, di cui circa 18.000 in Italia, il numero più elevato tra i Paesi analizzati.

Miani ricorda gli effetti clinici diretti: il caldo favorisce disidratazione e squilibri elettrolitici, aumenta il rischio di patologie da calore e può aggravare condizioni cardiovascolari, respiratorie, renali e metaboliche. Esiste inoltre un impatto sulla capacità lavorativa: «lo stress termico può compromettere alcune componenti della prestazione cognitiva e ridurre la capacità lavorativa e la produttività», con conseguenze su salute, sicurezza e efficienza lavorativa.

Per rispondere al fenomeno, il presidente Sima promuove l’adattamento delle abitazioni e del patrimonio edilizio: isolamento adeguato, schermature solari, ventilazione naturale e raffrescamento notturno sono strategie chiave. «A queste si aggiungono tetti e facciate verdi, materiali ad elevata riflettanza e sistemi di ombreggiamento esterno, anche dinamici e automatizzati, capaci di limitare l’ingresso della radiazione solare prima che raggiunga le superfici vetrate». L’aria condizionata «rimane indispensabile in molte condizioni, soprattutto per le persone più fragili, ma non può rappresentare l’unica strategia di adattamento», conclude Miani.

Fonte: Raccontiamo Città

Torna alle notizie nazionali