Nazionale · 04 Settembre 2026

Omicidio‑suicidio a Pietralata: autopsia non chiarisce ancora se il padre ha agito da solo

Primi esami dei medici legali parlano di elementi ancora aperti; gli inquirenti indagano anche sui conti e sui debiti per le cure della bambina e su un viaggio in Messico

Omicidio‑suicidio a Pietralata: autopsia non chiarisce ancora se il padre ha agito da solo

I primi risultati dell'autopsia svolta dai medici legali della Sapienza di Roma, coordinati dal professor Vittorio Fineschi, non permettono ancora di affermare con certezza che il padre abbia compiuto da solo l'omicidio e il successivo suicidio. Restano aperti dubbi anche sul ruolo della madre e saranno necessari ulteriori accertamenti per chiarire la dinamica dei fatti.

Secondo gli esiti iniziali, quattro proiettili hanno ucciso il padre, Luca Abbasciano, la madre, Valentina Pambianco, e la loro figlia di 5 anni; è stato riportato anche il decesso del cane di famiglia. Solo un colpo risulta indirizzato alla tempia. Gli inquirenti attendono i risultati degli esami balistici e soprattutto di quelli tossicologici, che potranno chiarire se la bambina fosse addormentata al momento degli spari e se la madre fosse cosciente.

I carabinieri del Reparto operativo e della compagnia Montesacro, coordinati dalla Procura di Roma, hanno acquisito cellulari e computer della famiglia. La Procura procede per omicidio e, al momento, l'ipotesi principale resta quella dell'omicidio‑suicidio, anche alla luce di una ventina di lettere rinvenute in casa e firmate da entrambi i coniugi, in cui emergerebbero intenzioni di compiere il gesto estremo; in una di esse sarebbe scritto «Da soli non ce la facciamo».

Gli accertamenti si sono estesi anche sui conti bancari dell'uomo: i magistrati vogliono ricostruire le spese sostenute dalla coppia per le cure della bambina, gravemente malata. Secondo quanto riportato, i genitori avevano programmato un viaggio in Messico per rivolgersi a un presunto specialista e, sempre secondo gli investigatori, sarebbe stato almeno il terzo viaggio per cercare trattamenti. La struttura citata è la clinica NeuroCytonix di Monterrey, guidata dal dottor José Roberto Trujillo, dove viene impiegato un dispositivo chiamato Cytotron, descritto come basato su onde a radiofrequenza e «risonanza magnetica rotazionale»; le spese per tali terapie sono state quantificate in centinaia di migliaia di euro e, secondo la ricostruzione dell'articolo, i risultati nel caso della bambina sarebbero stati lenti o insufficienti rispetto alle risorse disponibili.

Gli investigatori hanno inoltre esaminato le lettere lasciate dalla coppia e stanno valutando la denuncia presentata in passato dal padre relativa alla presenza in casa di una pistola Glock, indicata all'origine come detenuta per custodia. Testimonianze raccolte e riportate dalla stampa suggeriscono che la complessità della situazione familiare e la difficoltà della madre ad accettare le condizioni della figlia possano aver influito negli ultimi giorni, ma questi elementi sono ora al vaglio degli inquirenti.

Le analisi balistiche e tossicologiche risultano decisive per definire con precisione la dinamica e le responsabilità: gli accertamenti proseguono sotto il coordinamento della Procura di Roma.

Fonte: Raccontiamo Città

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