Caso drone a Lipsia: due indagati con legami russi, uno aveva un visto rilasciato in Italia; Bruxelles chiede restrizioni sui visti
La Germania attribuisce a Mosca il tentato attacco all’aeroporto di Lipsia; la Commissione europea registra un forte calo dei visti russi e sollecita ulteriori restrizioni
La Germania ha attribuito alla Russia la responsabilità del tentato attacco con droni all’aeroporto di Lipsia/Halle avvenuto il mese scorso. A seguito dell’inchiesta, sono emersi due indagati con presunti legami con la Russia; secondo quanto riportato, uno dei due aveva ottenuto un visto in un Paese dell'Unione europea.
Il governo tedesco ha preso misure diplomatiche conseguenti, chiudendo il consolato russo a Bonn e un centro culturale russo a Berlino. Il Regno Unito ha convocato l’incaricato d’affari russo per esprimere solidarietà alla Germania e condannare l’attacco. La rappresentanza russa a Londra ha definito le accuse “infondate ed assurde”, sostenendo che non siano state fornite prove convincenti.
A livello europeo la Commissione ha sottolineato la necessità di limitare ulteriormente il rilascio dei visti ai cittadini russi. Il portavoce Markus Lammert ha ricordato che i visti concessi ai russi nell'Ue sono scesi da circa 4 milioni prima dell'invasione dell'Ucraina a circa 618mila lo scorso anno, definendo il calo “chiaro, massiccio e significativo” e aggiungendo: “È molto importante che i numeri restino bassi e che scendano ulteriormente”.
La Commissione ha inoltre richiamato che dal 2022 è sospeso l'accordo di facilitazione dei visti con Mosca e che sono state fornite agli Stati membri linee guida per dare minore priorità alle domande dei cittadini russi e rafforzare i controlli di sicurezza e alle frontiere.
La vicenda ha suscitato inoltre discussioni politiche in Germania, con richieste di rendere pubbliche le prove del coinvolgimento russo e critiche sull'uso dell'incidente come leva per un ulteriore sostegno a Kiev.