Indagine sull'attentato a Sigfrido Ranucci: gli affari di Valter Lavitola in Africa al centro delle verifiche
Intervista e una mail di Ranucci su presunti business di carbon credit potrebbero aprire un nuovo filone investigativo coordinato dalla procura di Roma
Gli investigatori della Procura di Roma stanno valutando se gli affari di Valter Lavitola in Africa possano costituire un nuovo filone d'indagine nel procedimento sull'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. Tali elementi emergono dall'attenzione posta su un'intervista rilasciata il 29 giugno da Ranucci a un giornalista dello Zimbabwe e da una e-mail, riportata dal Tg1, nella quale Ranucci informava Lavitola dei colloqui.
Secondo quanto riferito, gli atti — l'intervista e la mail — sono giudicati «interessanti» dal punto di vista investigativo e potrebbero essere acquisiti per integrare l'inchiesta, con possibili nuove fattispecie penali. Nella comunicazione, Ranucci avrebbe anticipato a Lavitola i contenuti di un colloquio con il quotidiano zimbabwese The Standard. L'articolo in inglese, pubblicato il 5 luglio, sarebbe stato rimosso dal sito nelle ore successive alla perquisizione domiciliare di Lavitola.
Nell'intervista Ranucci avrebbe detto di aver parlato con un funzionario dell'ambasciata italiana in Zimbabwe. Nella mail, sempre secondo quanto riportato, Ranucci chiedeva a Lavitola di inviargli i dati del cosiddetto "millantatore" per una inchiesta. Il Tg1 ha inoltre riferito che, attraverso il suo legale, Ranucci ha sottolineato come Report si sia già occupata in passato del tema dei carbon credit e che sia quindi naturale proseguire l'attività di approfondimento giornalistico.
Le verifiche sono condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Via in Selci, coordinati dal magistrato della procura di Roma Edoardo De Sanctis. Gli investigatori stanno concentrando l'attenzione sugli affari in Africa di Lavitola e di Gomes Tavares per cercare di chiarire eventuali collegamenti con gli autori dell'attentato a Ranucci.
Ulteriori elementi su cui si stanno concentrando gli inquirenti sono le indiscrezioni emerse dal servizio del Tg1 e un articolo de Il Giornale che riporta il contenuto di una mail descritta come «misteriosa», con oggetto "corruzione in Zimbabwe".
Secondo ricostruzioni di stampa citate nell'articolo, le attività di Lavitola in Africa riguarderebbero un progetto di generazione e commercializzazione di crediti di carbonio mediante l'acquisizione di concessioni territoriali, con operazioni principalmente in Zimbabwe, Camerun e Congo. L'obiettivo sarebbe ottenere concessioni su ampie porzioni di territorio per generare crediti di carbonio (preservando foreste o modificando l'uso del suolo) da rivendere sul mercato internazionale a grandi aziende.
Le stesse ricostruzioni riportano che i piani di investimento includerebbero anche l'acquisto di vaste tenute agricole, citando come esempio una proprietà di circa 5.000 acri in Zimbabwe, e che l'attività sarebbe stata gestita tramite triangolazioni finanziarie e una società veicolo estera. Sempre secondo indiscrezioni di stampa, Lavitola avrebbe operato con partner locali e internazionali, tra cui il collaboratore portoghese Carlos Tavares, che sarebbe stato indicato come l'organizzatore materiale dell'attentato a Ranucci.
I documenti investigativi citati nell'articolo indicherebbero inoltre che né Lavitola né i suoi stretti associati compaiono direttamente nelle visure camerali ufficiali delle società coinvolte.