Nazionale · 03 Settembre 2026

Avvocata generale Ue: il divieto di tatuaggi visibili penalizza le candidate nelle forze di polizia italiane

Tamara Capeta, nelle conclusioni del 3 settembre 2026, ritiene discriminatoria l'applicazione combinata del divieto di tatuaggi e dell'obbligo di indossare la gonna nelle cerimonie ufficiali

Avvocata generale Ue: il divieto di tatuaggi visibili penalizza le candidate nelle forze di polizia italiane

Nelle conclusioni pubblicate il 3 settembre 2026, l'avvocata generale della Corte di giustizia dell'Unione europea, Tamara Capeta, ha ritenuto discriminatoria l'applicazione combinata in Italia del divieto di tatuaggi visibili e dell'obbligo per le donne di indossare la gonna nelle cerimonie ufficiali.

Il caso riguarda una candidata identificata come HG, esclusa dal concorso per diventare agente delle forze di polizia italiane perché è emerso un piccolo tatuaggio raffigurante un fiore sul polpaccio sinistro. In base alle norme italiane citate nel procedimento, agli agenti è vietato avere tatuaggi visibili quando indossano l'uniforme e l'uniforme di cerimonia femminile prevede la gonna e le scarpe décolleté, pertanto il tatuaggio sarebbe risultato visibile.

Il ricorso di HG, dopo i gradi di giudizio nazionali, è stato sottoposto alla Corte di giustizia per l'interpretazione del diritto dell'Unione che vieta la discriminazione fondata sul sesso. L'avvocata generale Capeta ha osservato che l'applicazione combinata delle due norme penalizza le donne: se la candidata fosse stata un uomo, il tatuaggio sul polpaccio non avrebbe determinato automaticamente l'esclusione.

Capeta ha valutato che una distinzione basata sul sesso è consentita dal diritto dell'Unione solo se è appropriata e necessaria per soddisfare un requisito essenziale per lo svolgimento dell'attività lavorativa e persegua obiettivi legittimi. Secondo l'avvocata generale, gli argomenti presentati dalle autorità italiane — in particolare che la norma servirebbe a permettere la partecipazione alle cerimonie ufficiali e a trasmettere valori tradizionali delle forze di polizia — non costituiscono una giustificazione sufficiente nel caso di specie.

Tra le considerazioni avanzate, Capeta ha sottolineato che le cerimonie costituiscono solo una parte limitata delle funzioni di polizia, che le agenti indossano già i pantaloni nell'uniforme operativa e che i dirigenti possono autorizzare l'uso dei pantaloni in occasioni cerimoniali. Consentire alle donne di indossare i pantaloni, inoltre, preserverebbe l'identità e l'uniformità delle forze di polizia senza imporre l'esclusione delle candidate con tatuaggi.

Infine, l'avvocata generale ha ritenuto che il pregiudizio subito dalle donne a causa dell'impossibilità di accedere alle forze di polizia prevalga sul beneficio simbolico derivante dalla loro partecipazione occasionale alle cerimonie indossando la divisa di rito. Alla luce di queste valutazioni, Capeta ha concluso che la politica di assunzione in esame non soddisfa il criterio del requisito essenziale per lo svolgimento dell'attività lavorativa e sarebbe vietata dalla normativa dell'Unione in materia di lotta alle discriminazioni fondate sul sesso.

Si tratta delle conclusioni dell'avvocata generale; la decisione formale spetterà alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

Fonte: Raccontiamo Città

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