Strage familiare a Roma: indagini collegano il gesto ai debiti per cure e ai viaggi in Messico
Luca e Valentina si sono tolti la vita dopo aver ucciso la figlia di 5 anni; emergono lettere e il ricorso a trattamenti sperimentali all'estero
Pochi giorni fa, in una abitazione della zona Pietralata a Roma, Luca e Valentina si sono tolti la vita uccidendo anche la loro figlia Bianca, di cinque anni. Nei locali sono stati rinvenuti biglietti con la scritta "Da soli non ce la facciamo" e numerose lettere che la coppia aveva lasciato.
Le indagini, condotte dai carabinieri del Reparto operativo e della compagnia Montesacro con il coordinamento della Procura, hanno esaminato almeno una ventina di lettere firmate dai coniugi in cui viene espressa la volontà di compiere l'estremo gesto. Secondo gli investigatori, il disagio legato alle problematiche di salute della bambina e alle difficoltà nel prendersene cura senza aiuti esterni è un elemento centrale nell'accertamento dei fatti.
La famiglia aveva effettuato più viaggi in Messico — gli investigatori parlano di almeno tre trasferte, un vicino ne segnala forse quattro — per rivolgersi a una clinica di Monterrey diretta dal dottor José Roberto Trujillo. Il centro, NeuroCytonix, proponeva una terapia sperimentale basata su un dispositivo chiamato Cytotron, descritto come utilizzo di onde a radiofrequenza e "risonanza magnetica rotazionale" per stimolare i tessuti.
La fonte riporta che il ricorso a quei trattamenti avrebbe comportato un impegno economico ingente, indicato in termini di centinaia di migliaia di euro, e che i risultati per la bambina sarebbero stati lenti ad arrivare o comunque insufficienti rispetto alle aspettative. Gli investigatori stanno valutando il possibile nesso tra le difficoltà finanziarie per le cure e il gesto della coppia.
Nelle indagini è citata anche una pistola Glock, che era stata segnalata in casa: gli inquirenti considerano questo elemento nel quadro complessivo del caso, senza al momento rendere note ulteriori determinazioni pubbliche.