Berrettini denuncia minacce legate alle scommesse: «Messaggi di morte alla famiglia durante il Roland Garros»
Il tennista romano racconta in conferenza stampa che il fratello Jacopo ha ricevuto minacce per le scommesse; i messaggi sono stati segnalati all’Atp e denunciati.
Matteo Berrettini, in conferenza stampa dopo la vittoria contro Stan Wawrinka agli US Open, ha denunciato che durante l'ultimo Roland Garros suo fratello Jacopo ha ricevuto sul telefono «messaggi con minacce alla mia famiglia» legati alle scommesse sulla partita del tennista romano.
Secondo quanto riferito dallo stesso Berrettini, i messaggi contenevano frasi come: «Matteo è così scarso che, se non gli dici di perdere, uccideremo la tua famiglia». I messaggi sono stati segnalati all’Atp e denunciati.
Berrettini ha sottolineato che il fenomeno non riguarda soltanto i grandi tornei ma si riscontra anche nei Challenger, raccontando episodi di persone sugli spalti che disturbavano i match. «Non è facile dire: tu puoi entrare e tu non puoi entrare, perché non sai come si comporteranno, ma qualcosa sicuramente va fatto», ha detto, proponendo una maggiore tutela e la creazione di «una struttura più forte, non so, un comitato più forte per proteggere i giocatori».
Il caso è avvenuto in un contesto in cui episodi analoghi hanno interessato altri tennisti italiani. A marzo, durante le qualificazioni di Indian Wells, Lucrezia Stefanini aveva ricevuto via WhatsApp minacce di morte accompagnate da una foto di una pistola e con riferimenti ai nomi dei genitori e al luogo di nascita; la Wta aveva allora rafforzato la sua sicurezza, accompagnandola fino alla macchina dopo il match. A febbraio Mattia Bellucci aveva denunciato pesanti insulti sui social dopo una sconfitta a Delray Beach. In anni precedenti si sono registrati messaggi di morte, minacce e insulti rivolti anche ai familiari di Martina Trevisan e Francesco Maestrelli, sempre in relazione alle scommesse.
Sul tema delle scommesse, Berrettini ha precisato di non essersi mai dedicato al gioco d'azzardo: «Personalmente non l’ho mai fatto in vita mia e non credo che inizierò a farlo, non mi piacciono i casinò, ma fa parte del nostro sport e molti soldi nel tour arrivano da lì». Ha poi aggiunto che il problema non è il betting in sé, ma il modo in cui viene gestito: «Se viene fatto nel modo giusto, gestito in modo controllato e senza degenerazione del gioco legata alle scommesse, può anche essere qualcosa di divertente».
Nel frattempo, sul fronte commerciale, lo US Open ha annunciato recentemente Kalshi come nuovo «Official Prediction Market Partner», una partnership pluriennale che la Usta presenta come uno strumento per aumentare il coinvolgimento dei tifosi con sistemi pensati per tutelare l’integrità delle competizioni.