Nazionale · 31 Agosto 2026

Petrolio in Venezuela: l'italiana Eni tra le società vicine alla firma di nuovi accordi

Reuters: Eni, Chevron e altre imprese pronte a siglare contratti commerciali mentre l'intesa politica tra Washington e Caracas suscita dubbi su trasparenza e legalità

Petrolio in Venezuela: l'italiana Eni tra le società vicine alla firma di nuovi accordi

Dopo mesi di trattative, Reuters riferisce che aziende come l'italiana Eni, le statunitensi Chevron e GE Vernova, l'indiana ONGC e la colombiana GeoPark sono vicine alla firma di contratti definitivi in Venezuela, con possibili firme già in settimana. La maggior parte di questi intese servirebbe a completare una transizione di sei mesi verso le regole della nuova legge sugli idrocarburi.

Secondo la ricostruzione, i nuovi accordi commerciali offrirebbero alle società straniere maggiore libertà: gestione dei giacimenti con minori vincoli, possibilità di esportare direttamente il greggio e modalità più snelle per incassare i profitti. I contratti citati non devono essere confusi con il più ampio patto politico tra Washington e Caracas annunciato la settimana scorsa.

Con l'intesa politica, la Casa Bianca punta a ottenere una quota di 17 giacimenti che conterrebbero circa 65 miliardi di barili di riserve provate, pari a circa un quinto del petrolio venezuelano. Per Chevron si prospetta l'acquisizione di un blocco nella cintura dell'Orinoco e la negoziazione di un'area nel nord di Monagas, utile per la produzione dei diluenti necessari al trattamento del greggio extra-pesante; i dettagli operativi non sono stati resi pubblici dal presidente americano.

Fonti come Bloomberg riferiscono che dietro le trattative sarebbe coinvolto Alejandro Betancourt, imprenditore venezuelano sotto indagine per riciclaggio in Svizzera e in Spagna. Betancourt è il socio di maggioranza della North American Blue Energy Partners (NABEP), indicata come la seconda realtà petrolifera del Paese dopo Chevron, e risulterebbe interlocutore con Washington. Secondo le ricostruzioni, il governo americano acquisterebbe una quota "passiva" del 35% in NABEP e avrebbe il diritto prioritario di comprare a prezzo di costo il 20% di quanto estratto.

L'operazione ha suscitato perplessità tra giuristi ed esperti che chiedono trasparenza sui contratti e ne sollevano dubbi di legalità. L'intesa è stata annunciata venerdì dal presidente Donald Trump e confermata dalla presidente ad interim venezuelana Delcy Rodriguez, che ha dichiarato che l'accordo durerà almeno 25 anni, dovrebbe portare 100 miliardi di dollari di investimenti e fruttare al Venezuela 209,3 miliardi tra tasse e royalties — un calcolo che, sempre secondo la fonte, porterebbe in teoria circa 19 dollari per ogni barile prodotto.

I commentatori sottolineano inoltre che non è stata svolta alcuna gara pubblica e che le trattative sono rimaste in gran parte segrete, mentre il Venezuela stava rivedendo la sua legge sugli idrocarburi e trasferendo contratti al nuovo regime giuridico, un processo non ancora completato. La NABEP ha detto al New York Times di essere pronta a collaborare.

Fonte: Raccontiamo Città

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