Nazionale · 31 Agosto 2026

Dario Franceschini annuncia la diagnosi: "Ho il morbo di Parkinson, ci convivo dal 2020"

L'ex ministro racconta l'esordio della malattia, la decisione di proseguire l'attività politica e la scelta di parlare per incoraggiare altri pazienti

Dario Franceschini annuncia la diagnosi: "Ho il morbo di Parkinson, ci convivo dal 2020"

Dario Franceschini ha reso pubblica la sua diagnosi di Parkinson durante un’intervista esclusiva al Corriere della Sera: “Ho il Parkinson. Mi è stato diagnosticato nel novembre del 2020”, racconta l’ex ministro, riferendo l’esordio e la scoperta della malattia neurodegenerativa.

Franceschini spiega che l’allarme è partito dall’osservazione di un amico: "Un amico ha notato come muovevo le mani. Il senatore Graziano Delrio, che è medico, mi ha detto: trascini i piedi, fatti visitare. E' stata una botta tremenda".

L’ex ministro, che "a ottobre compirà 68 anni", ha detto di aver deciso di proseguire la sua attività politica: “Proseguo nel mio lavoro, anche se oggi ho, inevitabilmente, ritmi un po’ diversi dal passato”.

Raccontando la reazione personale alla diagnosi, Franceschini indica i primi pensieri per la famiglia e la tendenza dei pazienti a nascondere i sintomi: "Il primo pensiero, dice, è stato per la moglie e le figlie. Il secondo è stato un riflesso istintivo di nascondere la malattia: 'Chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi. Parla male, biascica, oppure cammina barcollando, sembra un ubriaco. Altri sono scossi da un tremore irrefrenabile' e aggiunge 'Si tratta di sintomi diversi che, nella maggior parte dei casi, scatenano però sempre il medesimo feroce senso di imbarazzo. Molti malati sono perciò inclini, letteralmente, a nascondersi. Qualcuno arriva addirittura a celare la diagnosi ai propri familiari, c’è chi decide di lasciare il proprio posto di lavoro'".

Franceschini racconta anche i motivi che lo hanno spinto a parlare pubblicamente: molti specialisti che ha incontrato gli avrebbero consigliato di condividere la propria esperienza per aiutare altri pazienti. "Tutti i medici, i neurologi, gli psicologi, i fisioterapisti che ho incontrato, mi hanno detto: 'Se lei raccontasse la sua realtà, la sua vita quotidiana, spronerebbe tanti malati a uscire dalla penombra'". Riguardo alla scelta personale, afferma: "Parlare pubblicamente della mia malattia, è chiaro, mi costa, e molto. Per numerose ragioni: compreso un certo, credo comprensibile, pudore. Però ci ho riflettuto a lungo: e, mettendo sulla bilancia i pro e i contro, mi sono convinto che sia giusto descrivere questa particolare stagione della mia vita".

La notizia include inoltre informazioni generali sulla malattia di Parkinson tratte dall'intervista: la malattia di Parkinson idiopatica fu descritta per la prima volta da James Parkinson nel 1817 nello studio An Assay on the Shaking Palsy. Dopo la malattia di Alzheimer, quella di Parkinson è la malattia neurodegenerativa più diffusa. Durante il decorso i sintomi peggiorano, anche se il trattamento con i nuovi farmaci e le terapie non farmacologiche ha notevolmente migliorato la qualità di vita dei pazienti.

L’intervista ricorda che l’eziologia non è del tutto chiara e che si ritiene multifattoriale, con componenti ambientali e genetiche. Non esiste una cura definitiva per la malattia di Parkinson; tuttavia esistono diversi trattamenti che possono controllarne i sintomi. Un buon trattamento prevede l’intervento di diversi specialisti — neurologi, infermieri specializzati, fisioterapisti e logopedisti — e la terapia farmacologica è calibrata sui bisogni individuali, con l’obiettivo di ripristinare i livelli di dopamina e ristabilire le funzioni dei circuiti cerebrali.

Fonte: Raccontiamo Città

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