Funerali di Tania Terrin: il parroco accusa la politica come "prima responsabile"
A Camponogara don Alberto Peron ha richiamato le istituzioni durante l'omelia; proseguono le indagini sul femminicidio-suicidio avvenuto a Ferragosto.
Durante l'omelia ai funerali di Tania Terrin a Camponogara (Venezia), don Alberto Peron ha attribuito una parte della responsabilità della vicenda «a tutti e per prima della politica», affermando che «a parole sostiene e promuove le associazioni anti-violenza, ma di fatto varie volte dirotta quei fondi a favore di difesa e armamenti». Ha inoltre sollecitato maggiore attenzione da parte della giustizia e la costruzione di «una rete ... di relazioni positive e costruttive» contro la solitudine e la prepotenza.
Fuori dalla chiesa, al termine delle esequie, è stata diffusa la canzone "Ho perso le parole" di Ligabue. Intorno alla bara bianca si sono raccolti familiari e amici; sul feretro è stata deposta anche una spilla rossa dell'associazione Riviera Donna. La madre della vittima, Marinella Forner, ha baciato la bara e si è stretta ai parenti.
Secondo le prime ricostruzioni, la donna sarebbe stata soffocata nella propria abitazione la sera di Ferragosto. Dopo l'omicidio, Dino Keber sarebbe rientrato nella sua casa di Dolo, dove poi si sarebbe tolto la vita impiccandosi. Restano da accertare con precisione le cause e gli orari dei due decessi: saranno gli accertamenti medico-legali e l'attività investigativa a chiarire la sequenza degli eventi.
La vittima e l'uomo avevano in passato avuto una relazione. Dopo la fine del rapporto, Terrin aveva sporto denuncia: nei confronti di Keber era stato disposto un ammonimento ufficiale da parte del questore di Venezia e provvedimenti di allontanamento. Negli ultimi tempi, secondo le prime informazioni, la situazione sembrava essersi stabilizzata dopo le misure adottate; gli investigatori stanno verificando se i precedenti episodi e i provvedimenti possano essere collegati a quanto accaduto nella notte di Ferragosto.
Lo scrive oggi Il Gazzettino, deducendo dagli atti d'indagine della Procura di Venezia che sarebbe stato Dino Keber a portare in pronto soccorso Tania dopo averla aggredita fino a farle perdere i sensi, circostanza che non sarebbe stata allegata alla successiva querela della donna e che avrebbe indotto la questura a emettere nei confronti dell'uomo solo la misura dell'ammonimento.
La madre di Tania, Marinella Forner, ha raccontato al Corriere del Veneto che «da tempo [Keber] si era costruito un cappio con una corda, e tutte le volte che mia figlia lo lasciava glielo mostrava manipolandola, dicendo che si sarebbe ucciso». Forner ha aggiunto di aver denunciato l'uomo più volte e ha raccontato episodi di violenza e controllo, sostenendo che la figlia non aveva mai ritirato la querela per stalking e che l'abitazione era stata sottoposta a controlli periodici dei carabinieri.
Le autorità proseguono le indagini per ricostruire con precisione i fatti e valutare il ruolo dei precedenti interventi di polizia e della magistratura nelle vicende che hanno preceduto il femminicidio-suicidio.