Islanda al voto per riaprire i negoziati con l'Ue: urne aperte oggi
Referendum indetto dal governo pro‑Ue; al centro del dibattito la pesca, la sicurezza e le tensioni nell'Artico
Le urne sono aperte oggi in Islanda per il referendum sulla ripresa dei negoziati di adesione con l'Unione europea. L'apertura dei seggi è prevista alle 9 ora locale (le 11 in Italia) e la chiusura alle 22 (mezzanotte italiana).
L'Islanda aveva formalmente chiesto l'adesione all'Ue nel 2009, dopo la crisi finanziaria globale, ma i negoziati sono stati sospesi nel 2013 da un governo euroscettico, in particolare per difficoltà legate alla politica della pesca.
Il Paese, con una popolazione di poco meno di 400.000 abitanti, è membro della Nato e aderisce allo Spazio economico europeo e all'area Schengen. Negli ultimi mesi la discussione interna è stata influenzata dalle crescenti tensioni geopolitiche nell'Artico, dai dubbi sull'impegno statunitense per la sicurezza europea e dalle frizioni legate alla Groenlandia, distante circa 290 chilometri.
"Le cose si stanno evolvendo molto rapidamente per quanto riguarda le sfide geopolitiche", ha dichiarato alla BBC il ministro delle Finanze Dadi Mar Kristofersson, richiamando la centralità della posizione internazionale dell'Islanda nella scelta degli elettori.
Sul piano economico pesa il ruolo dell'industria ittica e marittima, che vale quasi il 40% delle esportazioni islandesi. I pescatori e i sostenitori del No temono che l'adesione comporti la cessione di controllo sulle quote di pesca nell'ambito della politica comune dell'UE; la leader dell'opposizione Gudrun Hafsteinsdottir, a capo della campagna per il No, ha assicurato che le acque islandesi "non saranno mai condivise".
I sondaggi mostrano una popolazione divisa in modo approssimativamente paritario sulla ripresa dei colloqui. Se il referendum dovesse approvare la riapertura dei negoziati, i funzionari islandesi affermano che i colloqui con Bruxelles richiederebbero "mesi, non anni", rilevando che 11 dei 35 capitoli di negoziato erano già stati definiti prima della sospensione.
Un esito favorevole darebbe il via a trattative formali, ma ogni accordo definitivo sull'adesione dovrebbe poi essere sottoposto a un ulteriore referendum in Islanda e richiederebbe il consenso di tutti i 27 Stati membri dell'UE. Un voto negativo, invece, rinvierebbe nuovamente qualsiasi ripresa delle trattative.
L'esito del referendum è seguito con attenzione in Europa per le possibili implicazioni geopolitiche e per il futuro rapporto tra Reykjavík e Bruxelles.