Intelligence Usa: Mosca ritiene gli Stati Uniti indeboliti dal conflitto con l'Iran, timori di intensificazione in Ucraina
Secondo rapporti dell'intelligence americana, la percezione di un indebolimento di Washington potrebbe indurre la Russia ad aumentare la pressione sugli alleati in Europa; la Cia ha cercato rassicurazioni a Mosca
Secondo fonti dell'intelligence americana citate dalla stampa, il presidente russo Vladimir Putin considererebbe gli Stati Uniti indeboliti dal conflitto con l'Iran. Questa valutazione, dicono gli 007 Usa, offrirebbe alla Russia un'opportunità per intensificare le azioni contro gli interessi e gli alleati americani in Europa, mentre la guerra in Ucraina prosegue ormai da cinque anni.
Il viaggio a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe è avvenuto nei giorni precedenti e i dettagli dei colloqui sono rimasti classificati. Diverse fonti citate dal Washington Post e riprese dall'ANSA riferiscono tuttavia che Ratcliffe ha voluto chiarire che gli Stati Uniti non sono a corto di risorse e che, in caso di un'escalation significativa da parte del Cremlino, il presidente Donald Trump «si sarebbe avvicinato al presidente ucraino Volodymyr Zelensky».
Le informazioni dell'intelligence arrivano dopo settimane di speculazioni sugli effetti che questi mesi di conflitto avrebbero avuto sulle forze armate statunitensi. Nonostante smentite ripetute di Pentagono e Casa Bianca, preoccupazioni sulla carenza di armamenti hanno suscitato apprensione tra gli alleati in Asia e sollevato interrogativi sulla capacità di deterrenza di Washington.
Un'analisi del Guardian, basata su documenti top secret della marina americana, indica inoltre che il conflitto contro Teheran avrebbe inciso sui bilanci della US Navy, costringendo a trasferire fondi destinati a stipendi e altre voci per coprire i costi dei combattimenti.
Sul versante europeo, i Paesi della Nato nell'area orientale, in particolare le nazioni baltiche, continuano a esprimere timori per un possibile inasprimento della pressione russa o per incursioni più provocatorie. In questo contesto, il comando militare della Nato ha confermato che il 18 agosto scorso gli Stati Uniti e altri alleati hanno condotto una vasta operazione nella regione intorno all'exclave russa di Kaliningrad.
«La Nato è un'Alleanza difensiva e gli Alleati affinano costantemente le proprie capacità difensive e l'operazione alleata del 18 agosto nella regione baltica [...] è un esempio di questo approccio», ha detto il colonnello Martin O'Donnell, portavoce dello Shape, il Comando supremo delle potenze alleate Nato in Europa.