Nazionale · 28 Agosto 2026

Morte di Ratko Mladic: la Serbia annuncia funerali di Stato e scoppiano reazioni internazionali

Belgrado vuole onorare il generale condannato per crimini di guerra; Bruxelles, Sarajevo e Zagabria criticano la decisione

Morte di Ratko Mladic: la Serbia annuncia funerali di Stato e scoppiano reazioni internazionali

Il generale Ratko Mladic è morto all’Aja giovedì 27 agosto. La radio-televisione serba riferisce che la famiglia deciderà il luogo della sepoltura e che la Serbia intende riservargli «i massimi onori di Stato e militari», secondo dichiarazioni rilasciate dal ministro della Giustizia serbo Nenad Vujic alla tv K1.

Vujic ha detto che invierà una lettera all’Aja per accertare non solo la causa del decesso ma anche se Mladic «abbia ricevuto cure adeguate». Ha inoltre precisato che il trasferimento della salma in Serbia dipende dalle procedure del Meccanismo dell’Aja e che «spetta solo a loro decidere», riferendosi alla famiglia. Il ministro ha aggiunto che «è certo che al generale Mladic saranno riservati tutti gli onori militari e di Stato che gli spettano quando si tratterà» e ha dichiarato di essere disponibile a «prendere in custodia la salma» e a volare con un «aereo speciale» per il trasferimento.

La notizia della morte di Mladic ha riacceso tensioni legate alla memoria delle guerre jugoslave. La Commissione europea ha affermato che «la glorificazione dei criminali di guerra non ha posto in Europa», ricordando che Mladic era stato condannato all’ergastolo per crimini contro l’umanità e per il genocidio di Srebrenica, sentenza emessa nel 2017 e confermata in appello dal Meccanismo internazionale residuo per i tribunali penali nel 2021. La Commissione ha aggiunto che, qualora Mladic venisse sepolto in Serbia, «spetterebbe alle autorità serbe confermare il loro eventuale ruolo nelle esequie».

L’europarlamentare italiano Sandro Gozi ha preso posizione da Bruxelles: «Conferendo le massime onorificenze, le autorità serbe, sotto la presidenza di Aleksandar Vucic, promuovono di fatto il revisionismo storico anziché la responsabilità e la riconciliazione. Trasformano la glorificazione dei responsabili del genocidio in politica ufficiale dello Stato, allontanando ulteriormente la Serbia dai valori europei». Gozi ha sottolineato che il futuro europeo di Belgrado «non può essere costruito sulla riabilitazione dei capitoli più oscuri del suo passato».

Reazioni critiche sono arrivate anche da Sarajevo e Zagabria. Denis Becirovic, membro bosgnacco della Presidenza della Bosnia-Erzegovina, ha detto che Mladic rimane «a lettere nere» nella storia e ha ricordato la sentenza del Tribunale dell’Aja come una condanna non solo personale ma anche del «criminale progetto della Grande Serbia». Il partito bosniaco Red Lines ha chiesto che, se a Mladic fossero conferiti onori di Stato, le autorità bosniache valutino l’espulsione dell’ambasciatore serbo e il congelamento delle relazioni diplomatiche.

Il ministro della Difesa croato Ivan Anusic ha espresso forte biasimo, affermando che la decisione di predisporre funerali di Stato conferma che «la guida del presidente Vucic guarda alla politica degli anni Novanta» e lanciando l’allarme che «la Serbia in questo momento si sta riarmando in maniera eccessiva». Anusic ha sostenuto che, secondo segnali raccolti da Zagabria, la retorica sulla guerra degli anni Novanta sarebbe vista come un possibile preludio a un «secondo tempo».

Da Mosca sono arrivate invece accuse al Tribunale dell’Aja: il Ministero degli Esteri russo ha parlato di «deliberato disprezzo per le regole fondamentali di imparzialità e di equo trattamento dei condannati», mentre il capo del Consiglio di sicurezza nazionale russo Serghei Shoigu ha definito il verdetto contro Mladic «ingiusto» e ha denunciato «disumane condizioni di carcerazione», esprimendo condoglianze alla famiglia.

In Serbia si registrano manifestazioni e divisioni nell’opinione pubblica: in diverse città sono comparsi striscioni e scritte di sostegno a Mladic, riprese anche da tifosi della Stella Rossa di Belgrado, mentre gruppi di studenti e attivisti progressisti hanno rimosso manifesti celebrativi e condannato la figura dell’ex generale. Le reazioni politiche interne variano, con esponenti filogovernativi e leader della Republika Srpska che ne elogiano l’azione e forze di opposizione che richiamano la condanna definitiva per crimini di guerra.

La vicenda continua a suscitare attenzione internazionale e pone questioni sul ruolo delle autorità serbe nella gestione delle esequie per una figura condannata per alcuni dei crimini più gravi commessi nei conflitti degli anni Novanta.

Fonte: Raccontiamo Città

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