Nazionale · 27 Agosto 2026

A Rebibbia i lunghi interrogatori sugli esecutori dell'attentato a Ranucci: la difesa parla di 'messinscena' intimidatoria

D'Avino e Passariello hanno risposto per ore: secondo i legali non conoscevano Ranucci né il presunto mandante Lavitola; il factotum Tavares è all'estero.

A Rebibbia i lunghi interrogatori sugli esecutori dell'attentato a Ranucci: la difesa parla di 'messinscena' intimidatoria

A Rebibbia si è svolto un lungo confronto, dalle dieci del mattino fino a tarda serata, con Pellegrino D'Avino e Antonio Passariello, due dei quattro arrestati accusati di essere gli esecutori materiali dell'attentato a Sigfrido Ranucci. I due hanno risposto a tutte le domande dei magistrati attraverso i propri legali, gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri.

Secondo la linea difensiva esposta dagli avvocati, gli indagati hanno ribadito di non aver mai conosciuto né la vittima Sigfrido Ranucci né il presunto mandante Valter Lavitola, sostenendo che i loro unici contatti si siano svolti esclusivamente con Gomes Clesio Tavares, factotum di Lavitola.

La difesa ha inoltre delimitato il perimetro dell'incarico: la richiesta ricevuta riguardava unicamente il posizionamento dell'ordigno e non «l'esecuzioni di colpi da arma da fuoco» — opzione che, secondo la ricostruzione riportata, Lavitola avrebbe ammesso di aver inizialmente valutato. I legali hanno riferito che l'intento non sarebbe stato quello di fare del male, ma di mettere in atto una vera e propria messinscena intimidatoria.

Sulla base delle dichiarazioni rese, che la difesa ritiene idonee a escludere il pericolo di fuga e il rischio di inquinamento probatorio e a ridimensionare l'aggravante del metodo mafioso, gli avvocati presenteranno formalmente istanza di attenuazione della misura cautelare per ottenere i domiciliari o la revoca della custodia in carcere.

L'avvocato di Lavitola, Sergio Cola, ha dichiarato che l'esito del colloquio conferma e riscontra la versione fornita dal suo assistito e ha annunciato l'intenzione di acquisire i nuovi verbali in vista del prossimo riesame previsto per il 7 settembre.

Resta inoltre sullo sfondo la posizione di Gomes Clesio Tavares, al momento all'estero. Tavares, intervistato dalla stampa, ha confermato la conoscenza di alcuni degli indagati, ma ha mantenuto il riserbo sul merito dell'ordigno: “Conosco alcuni degli arrestati per l'attentato, ma della bomba non parlo”.

Ha poi annunciato la volontà di rientrare in Italia per chiarire la propria posizione con i magistrati: “Tornerò in Italia per parlare con i magistrati”, e ha rivolto un messaggio di vicinanza all'ex editore: “Resisti ed esci presto”. Sulla sua permanenza all'estero ha aggiunto: "Non sono latitante e se volessi scappare andrei in Russia dove conosco e dove nessuno potrebbe chiedere estradizione".

Fonte: Raccontiamo Città

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