Crisi di Ceuta: Madrid nega prove del coinvolgimento del Marocco mentre quattro militari vengono feriti
Scontri a Benzú, almeno 12 arresti; Madrid contesta i controlli italiani alle frontiere e difende la gestione sanitaria
Nella notte a Ceuta, dove restano alcune migliaia di migranti dopo gli arrivi di massa di fine luglio dal Marocco, si sono registrati momenti di tensione e scontri con le forze dell’ordine nella zona di Benzú e in altre aree della città autonoma.
A Benzú uno scontro tra un gruppo di migranti e militari si è concluso con l’arresto di almeno 12 persone: secondo Rtve i migranti avrebbero lanciato pietre contro un veicolo militare fermo a un semaforo. Altri manifestanti si sono diretti verso la spiaggia del Trampolín tentando di allontanare gli accampamenti, e la polizia è intervenuta per ristabilire la calma.
Quattro militari sono rimasti feriti in quella che i media locali, tra cui El Faro de Ceuta, descrivono come un’imboscata tesa da un gruppo di 30-40 migranti. L’incidente è avvenuto intorno alle 5:30 del mattino mentre i soldati si dirigevano a un posto di blocco: quando hanno superato il semaforo di Benzú alcuni individui sono sbucati e hanno cominciato a lanciare grosse pietre contro il veicolo non blindato, costringendo i militari a fuggire a piedi. Sul posto sono intervenuti agenti della polizia e della Guardia Civil. Le persone arrestate sono tutte di nazionalità marocchina e hanno età comprese tra i 35 e i 40 anni; altri avrebbero tentato la fuga gettandosi in mare.
Sulla gestione sanitaria della crisi è intervenuta la ministra della Salute spagnola, Mónica García, che ha riferito in audizione al Congresso dei deputati che, secondo il Centro di Coordinamento per Allerte Sanitarie ed Emergenze, “il rischio di contagio di qualsiasi tipo di infezione tra la popolazione migrante a Ceuta è moderato e deriva dalle condizioni” igienico-sanitarie in cui si trovano e dal dormire in strada. García ha sottolineato che “il rischio per i residenti di Ceuta è basso” e ha respinto la proposta di confinamento dei migranti definendola “ingiustificata ed inefficace”, affermando che la soluzione è migliorare le condizioni di vita, garantendo accesso a cibo, acqua potabile e servizi igienici.
La ministra ha inoltre dichiarato che a Ceuta sono stati confermati tre casi di tubercolosi (due non contagiosi e uno precedente all’arrivo in massa), che sono in attesa di conferma tre casi sospetti di varicella non collegati alla crisi, e che sono stati rilevati 60 casi di gastroenterite legati a consumo di alimenti e acqua inadatti. Sono stati registrati casi di scabbia, già presenti in Spagna, per i quali è stato fornito trattamento. García ha negato che la sanità a Ceuta sia al collasso.
Sul fronte politico, il ministro della Presidenza, della Giustizia e dei Rapporti con il Parlamento spagnolo, Félix Bolaños, ha dichiarato in audizione alla Commissione mista sulla Sicurezza che “Non ci sono prove di alcun tipo che il Marocco abbia guidato, incoraggiato o diretto l'ingresso di migranti a Ceuta”. Bolaños ha inoltre criticato le reazioni di alcuni Paesi europei, sostenendo che non siano state all’altezza della dimensione della crisi e affermando che il ripristino dei controlli alle frontiere da parte di alcuni Stati, incluso il provvedimento adottato dall’Italia dal primo agosto per un mese, rifletta motivazioni di politica interna. Il governo di Madrid ha risposto riattivando controlli sui passeggeri di Paesi terzi provenienti dall’Italia fino al 7 settembre, sottolineando che Ceuta non fa parte dello spazio Schengen e che, secondo quanto riferito, non risultano passaggi dei migranti entrati irregolarmente a Ceuta verso la penisola iberica.