Nazionale · 27 Agosto 2026

Raduno neonazista in Trentino, la deputata Sara Ferrari chiede alle autorità di impedirlo

Il Commissariato del Governo sta monitorando la vicenda del presunto evento "Ritorno a Camelot"; Ferrari sollecita il Comitato provinciale per l'Ordine e la Sicurezza a non autorizzare manifestazioni neofasciste

Raduno neonazista in Trentino, la deputata Sara Ferrari chiede alle autorità di impedirlo

Secondo notizie di stampa, a inizio settembre potrebbe svolgersi in Trentino l'evento denominato "Ritorno a Camelot", che raccoglierebbe gruppi neonazisti provenienti da diversi Paesi europei. Il Commissariato del Governo ha avviato attività di monitoraggio e sta raccogliendo nuove informazioni in vista di un comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza.

Sulla vicenda è intervenuta l'onorevole del Partito Democratico Sara Ferrari, che ha rivolto un appello alle istituzioni trentine affinché non autorizzino manifestazioni dichiaratamente antidemocratiche e contrarie alla Costituzione. Nelle sue parole, rivolte ai componenti del Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica, Ferrari ha scritto:

" Alla luce delle informazioni di stampa che darebbero per imminente un raduno internazionale di gruppi neonazisti in un luogo non ancora identificato della Provincia di Trento, faccio appello a tutti i componenti del Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica: al Commissario del Governo dott.ssa Fusiello, al Questore, al Presidente della Provincia, al sindaco di Trento, al comandante dei Carabinieri, al comandante della Guardia di Finanza, affinché non autorizzino alcuna manifestazione o assembramento apertamente e dichiaratamente antidemocratico, che veicola principi neofascisti contrari alla nostra Costituzione, in qualsivoglia luogo del territorio trentino. L’ordinamento italiano vieta e sanziona penalmente le manifestazioni e i raduni di matrice neofascista e neonazista quando ricorrano precise condizioni. Questura o prefettura possono vietare l’evento o imporre prescrizioni di tempo e luogo se ritengono che esso possa causare turbamento dell'ordine pubblico e della sicurezza generale o violazione diretta dei precetti della Legge Scelba o della Legge Mancino, quando la manifestazione ha per scopo esplicito la propaganda di idee razziste o la celebrazione del regime, come nel caso in oggetto. Se la manifestazione non viene vietata preventivamente ma durante lo svolgimento vengono compiuti gesti (come saluti romani di gruppo), ostentati simboli banditi o pronunciati discorsi di incitamento all'odio razzista, le forze dell'ordine intervengono identificando e denunciando i partecipanti alla magistratura. Certamente la giurisprudenza ha chiarito che non è penalmente perseguibile la semplice espressione o rievocazione nostalgica del passato, a meno che essa però non costituisca un pericolo concreto di ricostituzione del partito fascista o “incitamento attuale all'odio razziale, alla violenza o alla discriminazione”, come attuato evidentemente e orgogliosamente dai gruppi nazi skin che organizzerebbero il preannunciato raduno in Trentino. Si aggiunga che il governo Meloni ha voluto come prima norma dopo il suo insediamento, la legge contro i rave party, che vieta e sanziona penalmente i raduni illegali, cioè non autorizzati di più di 50 persone con musica e intrattenimento vario. Entro tre giorni dall’evento gli organizzatori dovranno dunque preavvisare la questura di Trento sulla location della manifestazione. Ma come potrebbe la questura non vietare un evento organizzato da gruppi che con orgoglio sono dichiaratamente neonazisti, neofascisti, antisemiti e razzisti? Come si concilia la libertà di pensiero (art. 21 ) con il divieto di incitamento attuale all'odio razziale, alla violenza o alla discriminazione? Che in Trentino si possa svolgere un raduno internazionale di promozione dell’odio razziale, del suprematismo, della violenza fascista, della guerra, dell’antisemitismo, e di tutto ciò che di deleterio questi gruppi naziskin rivendicano, è già di per sé inaccettabile e spaventoso, diventerebbe ancora più sconcertante il suo svolgimento in contemporanea alla presenza a Trento del Presidente della nostra Repubblica democratica, Sergio Mattarella per le celebrazioni dell’80º dell'autonomia trentina".

Nel testo dell'appello Ferrari richiama inoltre il quadro normativo: la possibilità per prefettura o questura di vietare o prescrivere modalità di svolgimento di una manifestazione quando essa possa turbare l'ordine pubblico o configurare propaganda razzista o nostalgica del regime, in riferimento alla Legge Scelba e alla Legge Mancino. L'appello solleva dubbi sull'eventuale autorizzazione di un raduno organizzato da gruppi che si dichiarano neonazisti e sulla compatibilità tra libertà di espressione e divieti di incitamento all'odio.

Le autorità trentine sono indicate come impegnate a valutare la situazione; la vicenda resta sotto osservazione in vista degli approfondimenti richiesti dal Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica.

Fonte: Raccontiamo Città

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