Inondazione al confine Tibet‑Nepal: almeno 160 morti, centinaia di dispersi e due italiani coinvolti
Le autorità attribuiscono il disastro al collasso di un ghiacciaio; la Farnesina segnala circa 90 connazionali nell’area e conferma due italiani in buone condizioni
Una massiccia frana e l’inondazione che ne è seguita hanno colpito la valle fluviale al confine tra Nepal e Tibet, causando “gravi perdite” e lasciando centinaia di persone disperse. Le autorità parlano di almeno 160 morti; la polizia nepalesa ha dichiarato di aver recuperato 157 corpi in seguito a “devastanti inondazioni”. Media statali cinesi hanno riferito di tre vittime e 265 persone disperse in un centro di confine del Tibet.
Il governo del Nepal ha reso note le operazioni di soccorso: 1.697 persone sono state dispiegate e altre 656 sono in stato di allerta. Dalle operazioni condotte con elicotteri militari e civili risultano 94 persone salvate da sei elicotteri militari, 12 salvate da cinque elicotteri civili e 27 tratte in salvo dai soccorritori a terra. Secondo dati aggiornati dall’Ufficio di Polizia della Provincia di Bagmati, i feriti finora sono 93.
Le aree maggiormente danneggiate includono la zona Rasuwagadhi‑Timure, Syabrubesi (colpita dalla piena del fiume Bhote Koshi), Rasuwa e la valle del Bhote Koshi; nelle ore successive la piena è attesa a valle, nelle aree sul corso del Trishuli. La capitale Kathmandu non risulta direttamente interessata.
Le registrazioni sismiche e le analisi delle immagini satellitari indicano che l’evento non è stato causato da un terremoto ma da un enorme movimento franoso: lo United States Geological Survey aveva inizialmente segnalato una scossa di magnitudo 4,4, poi ha precisato che le vibrazioni sono state provocate dalla frana, il cui impatto è stato paragonato a una magnitudo di 5,2.
Esperti citati dalla stampa internazionale indicano come probabile causa il cedimento di un ghiacciaio ad alta quota indebolito dal rapido scioglimento delle nevi. Dan Shugar, dell’Università di Calgary, spiegando le osservazioni, ha detto: "C'è un ghiacciaio che scivola su una scogliera a circa 5.200 metri" e ha aggiunto che "Non è una forzatura pensare che sì, stiamo vedendo una terribile ramificazione del cambiamento climatico causato dall'uomo". Shugar ha inoltre osservato che il ghiacciaio sembrerebbe essersi spezzato e precipitato per oltre un chilometro, liberando energia e scatenando l’inondazione.
Le autorità nepalesi e la polizia riportano dati divergenti sul numero dei turisti dispersi: la polizia indica 579 turisti scomparsi, di cui 466 cittadini stranieri provenienti da 28 Paesi, mentre il ministero del Turismo parla di circa 403 turisti dispersi, 341 dei quali stranieri. Tra le nazionalità segnalate figurano 113 nepalesi, 54 statunitensi, 33 britannici, 133 indiani, 34 australiani, 24 canadesi, 19 malesi e altri cittadini di numerosi Paesi.
Sulla base delle registrazioni del servizio “Dove siamo nel mondo” del ministero degli Esteri, sono circa 90 i cittadini italiani presenti tra Nepal e Tibet al momento dell’evento. La Farnesina ha avviato le verifiche per accertarne le condizioni e offrire assistenza. Due cittadini italiani sono stati evacuati incolumi dal versante nepalese del Tibet; sul caso il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato: "I due italiani che risultano coinvolti sono in buone condizioni, vengono assistiti dalla nostra diplomazia e li aiuteremo a rientrare quando riterranno opportuno, non abbiamo notizie di altri italiani coinvolti".
Uno dei due italiani evacuati, Giovanni Fassini, ha raccontato al Tg1: "Siamo stati 8 ore fermi sull'autobus"; il suo compagno Marco Lombardi ha aggiunto: "Ci è andata bene, siamo vivi, per fortuna siamo qui a raccontare ma ho visto che ci sono molti dispersi anche stranieri, la situazione è veramente tragica".
Le ricerche e i soccorsi proseguono, con il timore che il bilancio delle vittime possa aumentare con il progredire delle operazioni e il ritrovamento di altre aree travolte dalla frana.