"Ci trattano come schiavi": inchiesta tedesca sulle condizioni dei brasiliani nelle gelaterie italiane in Germania
Il Sueddeutsche Zeitung denuncia turni fino a 12-14 ore e paghe irregolari; l'ex governatore Luca Zaia invita a non generalizzare e difende la categoria
«Ci trattano come schiavi»: così si apre l'inchiesta pubblicata dal Sueddeutsche Zeitung sulle condizioni di lavoro dei brasiliani impiegati nelle gelaterie italiane in Germania. Il quotidiano riferisce di giornate lavorative che arrivano fino a 12-14 ore, settimane di sei giorni e, in alcuni casi, paghe inferiori alle ore effettivamente svolte.
Secondo la testata tedesca, migliaia di lavoratori brasiliani arrivano stagionalmente in Germania, in genere da marzo a ottobre. Molti provengono da Urussanga, nel sud del Brasile, una città con forti legami di origine italiana; per numerosi lavoratori il passaporto italiano ottenuto tramite gli antenati rappresenta il «biglietto d'ingresso» per l'Europa.
Il quadro descritto dall'inchiesta comprende stipendi attorno a 1.800 euro netti al mese e un giorno libero alla settimana, ma anche racconti di turni significativamente più lunghi, pagamenti in nero, contratti part-time formalmente sottoscritti nonostante un lavoro a tempo pieno e, in alcuni casi, la perdita dell'alloggio fornito dal datore in caso di licenziamento.
La psicologa sociale brasiliana Diane Portugueis, che studia il fenomeno dal 2014, stima che circa il 70% dei dipendenti delle gelaterie italiane in Germania sia di origine brasiliana e parla di una condizione di «permanente transizione» tra Brasile e Germania, con ricadute sulla vita familiare e sulla salute mentale.
Sull'argomento è intervenuto l'ex governatore del Veneto Luca Zaia, che sui social ha definito «Un'accusa grave che, se riferita a singoli casi, va naturalmente verificata fino in fondo. Ma trasformarla in un giudizio su un'intera categoria è profondamente ingiusto». Zaia ha evidenziato la presenza di comunità venete in Germania e ha sottolineato che «i gelatieri italiani… danno lavoro a circa 22mila persone», esprimendo «piena vicinanza» agli operatori e chiedendo che eventuali responsabilità siano accertate per singoli casi.
L'inchiesta richiama anche un'operazione condotta dalle autorità tedesche nel luglio 2024: 370 funzionari della dogana eseguirono perquisizioni in 57 immobili in Baviera, Baden-Wuerttemberg e Nord Reno-Vestfalia nell'ambito di un'indagine su un imprenditore italiano accusato di violazioni del salario minimo e della normativa previdenziale. Le autorità tedesche ipotizzarono un danno fino a un milione di euro l'anno.
I fatti riportati dall'inchiesta sollevano questioni che coinvolgono aspetti di lavoro, tutela dei diritti dei migranti e responsabilità degli imprenditori italiani operanti all'estero, temi di interesse per l'opinione pubblica e le istituzioni nazionali.