Nazionale · 23 Agosto 2026

Debito Usa oltre 40.000 miliardi: perché l'aumento dei rendimenti preoccupa anche l'Italia

I Treasury a lunga scadenza ai massimi, misure del Tesoro Usa e possibili effetti su Bund, BTP, cambio e imprese esportatrici

Debito Usa oltre 40.000 miliardi: perché l'aumento dei rendimenti preoccupa anche l'Italia

La recente impennata del debito statunitense e dei rendimenti sui titoli di Stato non riguarda solo Washington: il debito pubblico lordo Usa ha superato per la prima volta i 40.000 miliardi di dollari e i rendimenti dei Treasury a lunga scadenza hanno toccato livelli che non si vedevano da anni. In particolare i titoli a 30 anni si sono portati intorno al 5,2%, ritornando su valori simili a quelli della crisi finanziaria del 2008.

Per l'Europa il meccanismo di trasmissione è diretto: l'aumento dei tassi Usa a lunga scadenza esercita una spinta al rialzo sui rendimenti globali, inclusi Bund tedeschi e BTP italiani. Questo adeguamento può tradursi in un allargamento degli spread e in un incremento immediato del costo del finanziamento per i paesi più vulnerabili dell'Eurozona, con l'Italia tra i più esposti.

C'è anche un effetto valutario: rendimenti Usa più elevati rafforzano il dollaro e deprimono l'euro, favorendo l'importazione di inflazione in Europa, poiché molte commodity, come il petrolio, restano quotate in dollari. Sul fronte azionario, la fiammata dei tassi oltreoceano ha già favorito deflussi dai listini europei, colpendo settori come tecnologia e banche.

Le imprese esportatrici europee che vendono negli Stati Uniti seguono con preoccupazione l'evoluzione: un aggravamento del servizio del debito americano e un aumento dei tassi possono ridurre la domanda interna Usa e pesare sui ricavi del manifatturiero europeo.

A Washington il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha assicurato di avere margini di manovra per intervenire sui mercati dei titoli di Stato, ma le sue dichiarazioni non hanno convinto pienamente gli operatori. Mercoledì scorso l'amministrazione Trump ha annunciato un aumento dei riacquisti di Treasury per contenere i rendimenti: l'effetto è stato però transitorio, con i tassi che hanno ripreso a salire dopo poche ore, fatto che segnala scetticismo sulla capacità del Tesoro di stabilizzare il mercato lungo periodo.

Le ragioni che spiegano la correzione del mercato obbligazionario sono più d'una. L'inflazione rimane un fattore che erode il valore reale dei titoli; ci sono dubbi sull'approccio della Federal Reserve guidata da Kevin Warsh rispetto alla necessità di rialzi dei tassi; e un aumento delle alternative ai Treasury. In particolare, JP Morgan stima che l'emissione di debito delle grandi società impegnate nell'intelligenza artificiale (le cosiddette "hyperscaler") abbia raggiunto i 219 miliardi di dollari da inizio anno, offrendo agli investitori alternative al debito pubblico.

Un elemento aggiuntivo è la percezione di maggiore incertezza intorno agli Stati Uniti, dovuta a fattori geopolitici e commerciali citati dagli operatori: i timori collegati ai conflitti internazionali e a politiche tariffarie imprevedibili hanno contribuito a mettere in discussione il ruolo di "porto sicuro" che gli Usa esercitavano sui mercati.

Dal punto di vista della composizione del debito, circa l'80% dei 40.000 miliardi (circa 32.000 miliardi) è detenuto da investitori pubblici e privati. All'interno dei confini Usa la Federal Reserve detiene 4.528 miliardi, i fondi comuni 5.195 miliardi, le banche commerciali 2.083 miliardi e i fondi pensione 1.135 miliardi. La quota di capitale estero richiesta dagli Stati Uniti è aumentata nel tempo, passando dal 5% del 1970 al 32% attuale. Tra i creditori internazionali principali figurano il Giappone con 1.203 miliardi di dollari, il Regno Unito con 889 miliardi e la Cina con 683 miliardi.

Il superamento dei 40.000 miliardi è avvenuto con l'ultimo miliardo accumulato in cinque mesi e riflette un governo che spende più di quanto incassa su voci come difesa, previdenza e servizio del debito. Solo il servizio del debito assorbe oltre 1.000 miliardi di dollari l'anno. Il rapporto debito/PIL degli Stati Uniti è indicato nella fonte intorno al 128%.

Le banche centrali del G7 osservano con crescente preoccupazione l'evoluzione e discuteranno la mutazione della base dei creditori Usa alla vigilia del simposio di Jackson Hole, dove la questione della sostenibilità e della credibilità del debito americano è destinata a essere al centro del dibattito.

Nelle sale trading è infine emerso il termine "Bessent put": l'idea che il Segretario al Tesoro possa ricorrere a mosse non convenzionali per contrastare le scommesse ribassiste sui Treasury. Sarà osservabile nei prossimi giorni se queste misure riusciranno a calmare i mercati.

Fonte: Raccontiamo Città

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