Nazionale · 23 Agosto 2026

Caso Ranucci: i quattro indagati chiedono di essere ascoltati, proseguono le analisi sui dispositivi sequestrati a Lavitola

La richiesta alla DDA arriva dopo l'arresto e la confessione di Valter Lavitola; i risultati forensi sui dispositivi potrebbero determinare nuove audizioni

Caso Ranucci: i quattro indagati chiedono di essere ascoltati, proseguono le analisi sui dispositivi sequestrati a Lavitola

La richiesta di essere ascoltati formalizzata dai difensori dei quattro indagati coinvolti nell'attentato del 16 ottobre ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci non dovrebbe tradursi in un interrogatorio prima della prossima settimana. I quattro, tutti originari dell'Avellinese e in carcere dal 30 giugno, hanno trasmesso una comunicazione alla Direzione Distrettuale Antimafia di piazzale Clodio chiedendo di essere ufficialmente sentiti.

La mossa dei legali segue gli sviluppi dell'inchiesta dopo l'arresto di Valter Lavitola, che ha ammesso davanti agli inquirenti di essere il mandante dell'azione. Lavitola ha dichiarato di aver voluto «solo un'azione dimostrativa» e ha riferito di aver incaricato il proprio factotum, il cittadino camerunese Gomes Tavares (attualmente latitante), di individuare persone per compiere un atto intimidatorio.

Secondo quanto riferito durante l'interrogatorio del 12 agosto davanti al GIP, Lavitola ha affermato di non aver chiesto di piazzare un ordigno, ma «di sparare quattro o cinque colpi di pistola verso il muro della villetta». Dopo il blitz dinamitardo, l'ex editore avrebbe comunque considerato lo scoppio «efficace» rispetto all'obiettivo di ottenere un aumento della scorta per Ranucci.

Al momento non è stata ancora fissata la data per l'atto istruttorio richiesto dai quattro indagati. È in attesa di calendarizzazione anche l'udienza davanti al Tribunale del Riesame, dove Lavitola ha annunciato l'intenzione di rendere dichiarazioni spontanee; tali chiarimenti potrebbero riguardare movente e i confini del mandato agli esecutori materiali.

Le indagini procedono parallelamente con accertamenti tecnici: entro i primi giorni di settembre dovrebbe concludersi l'analisi forense del cellulare e del computer sequestrati a Lavitola al momento dell'arresto del 10 agosto. In base agli esiti degli approfondimenti informatici, la Procura potrebbe disporre nuove audizioni e tra i soggetti che potrebbero essere nuovamente convocati figura lo stesso Ranucci, già ascoltato come persona informata sui fatti dopo l'arresto della banda.

Restano inoltre al centro dell'attenzione le tensioni scaturite dalla copertura mediatica: Sigfrido Ranucci ha pubblicato un post sui propri canali social per smentire quanto scritto da Il Tempo riguardo al fratello Daniele, appartenente alla Guardia di Finanza, affermando che «non è mai stato il responsabile dell'archivio della Commissione parlamentare antimafia» e che «i presidenti, consiglieri parlamentari, ufficiali di collegamento e comandanti sono stati sempre informati anche per iscritto della parentela». Il direttore de Il Tempo, Daniele Capezzone, ha replicato sostenendo che Ranucci «conferma in pieno la sostanza di ciò che abbiamo scritto sul lavoro di suo fratello in uno snodo delicatissimo della Commissione Antimafia» e aggiungendo: «Sigfrido dice che mai nessuna carta o informazione sensibile è uscita da lì. Molto bene: ci mancava solo che accadesse una cosa del genere».

Sono inoltre al centro dell'attenzione le dichiarazioni della giornalista Angela Camuso relative a presunte avances attribuite a Ranucci; la cronista ha affermato di «non essere stata l'unica» e ha precisato che, contrariamente ad alcune ricostruzioni, «alcuni siti e giornali da ieri affermano che Ranucci avrebbe querelato la sottoscritta, ma ciò non mi risulta, visto che nessuna querela è pervenuta», aggiungendo che «non vi è stata da parte di Ranucci neppure una smentita».

Fonte: Raccontiamo Città

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