Italia tra i Paesi che chiedono all'Ue una tassa sugli extraprofitti; Meloni a Taranto offre l'Italia per negoziati sul Libano
Roma firma la richiesta inviata alla presidenza di turno dell'Ue per tassare i profitti straordinari delle compagnie petrolifere; a Taranto Meloni incontra il presidente libanese Aoun e ribadisce sostegno alla sovranità del Libano
Sei Paesi europei, tra cui l'Italia, hanno chiesto l'introduzione di una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere a livello Ue, dopo il rialzo dei prezzi del carburante legato alla guerra in Iran e alle restrizioni al transito nello Stretto di Hormuz. Secondo il resoconto del Tagesschau, i ministri delle Finanze di Germania, Italia, Portogallo, Spagna, Austria e Polonia hanno inviato una lettera al ministro delle Finanze dell'Irlanda, Paese che detiene la presidenza di turno dell'Ue, sostenendo che "dobbiamo affrontare il problema degli alti prezzi dell’energia discutendo un quadro normativo a livello Ue per la tassazione degli utili straordinari". Nella missiva si segnala che "le compagnie petrolifere stanno godendo di una redditività complessiva e di margini sui prodotti raffinati che superano l'aumento dei prezzi del petrolio greggio" e si chiede di tenere conto dell'esperienza del 2022 quando fu varata una misura analoga dopo l'invasione russa dell'Ucraina. La proposta incontra divisioni politiche in alcuni Paesi, con posizioni divergenti all'interno dei governi, come riportato per il caso tedesco.
A Taranto, a margine della cerimonia di inaugurazione dei XX Giochi del Mediterraneo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato il presidente della Repubblica libanese Joseph Aoun. Palazzo Chigi riferisce che durante il colloquio i due leader hanno discusso della situazione in Libano, dell'andamento dei negoziati con Israele e degli scenari connessi al graduale ritiro di UNIFIL, previsto nel corso del 2027. Meloni ha ribadito il sostegno dell'Italia alla sovranità e integrità territoriale del Libano e ha confermato la disponibilità a ospitare in Italia ulteriori sessioni negoziali tra le due nazioni.
Sullo sfondo delle tensioni regionali, il progetto di insediamento E1 in Cisgiordania ha suscitato una reazione internazionale di cui l'Italia è parte: i leader di Germania, Francia, Italia, Canada, Regno Unito, Paesi Bassi e Norvegia hanno condannato l'apertura di nuove gare d'appalto per l'area E1. Anche la Commissione europea ha definito "inaccettabile" la decisione del governo israeliano di pubblicare bandi per la costruzione del progetto E1; la presidente Ursula von der Leyen ha dichiarato che la mossa "mina la soluzione a due Stati dividendo la Cisgiordania e spezzando la continuità territoriale dei Territori palestinesi" e ha ribadito l'impegno per una pace giusta e duratura basata sulla soluzione dei due Stati.
Questi sviluppi collegano direttamente le preoccupazioni per la stabilità regionale (e i loro effetti sui mercati energetici) con azioni e posizioni assunte anche dall'Italia a livello bilaterale ed europeo.